18/06/13

Il compagno di giochi #2

Orfani del circolo anarchico culturale da cui eravamo stati banditi, io e Davidino avevamo tanto, troppo tempo libero. 

Ci sentivamo come due martiri della congiura bigotta e borghese, e passavamo il tempo ad esaltarci per il coraggio mostrato ad opporci alla tirannia. 

Entrambi senza un uomo con cui spendere parte del nostro tempo, entrambi poco interessati agli aspetti più superficiali della vita, eravamo alla ricerca costante di trasgressione, piacere e cultura, possibilmente uniti in un'unica esperienza travolgente. 

Comune di Dozza
Le Case dai Muri Dipinti
Avevo un cavalier servente, adorante, che mi seguiva ovunque desiderassi, così avevo inaugurato la stagione dei borghi e dei castelli, per visitare tutte quelle meravigliose oasi sopravvissute alla corrosione dello sviluppo, e che ancora sembrano vivere in un tempo remoto. 

Quel giorno la meta che avevo scelto era il comune di Dozza, un piccolo borgo famoso per la manifestazione delle "Case Dipinte", dominato da una bellissima Rocca Sforzesca in cui, oltre tutto, ha sede l'Enoteca Regionale, altro ottimo motivo per prediligere quella meta a molte altre. 

Era caldo, molto caldo, e ci stavamo bevendo una birra al riparo delle antiche mura di un bar nei pressi della Fortezza. 

Era un giorno feriale, oltre a noi c'erano solo due tizie sui quaranta, una con un vestito verde smeraldo che mi feriva gli occhi, l'altra con tutte le possibili tonalità del pastello, dal giallo, all'azzurro, al rosa, al verdino. L'incubo di ogni stilista. Aspettavano i rispettivi coniugi che stavano facendo acquisti all'enoteca, e dal tono seccato delle conversazioni erano già stanche di attendere. 

Le tipe mi fissavano come se fossi appena scesa da un'astronave spaziale. Vestita di nero, jeans elasticizzati neri, canotta nera ottenuta tagliuzzando una shirt dei Clash, niente catene (dopo il sequestro non le ho più ricomprate) ma molte borchie ai polsi, alla vita e al collo, sicuramente non passavo inosservata. Del resto non era proprio nelle mie intenzioni passare inosservata, con il trucco che mi rendeva simile ad una tragica, pallidissima maschera funebre. 

Le due tizie non riescono a fare a meno di fissarmi, e io ricambio le loro occhiate regalando sorrisi sfacciati, provocatori. Sento l'odore di bigotteria lontano un miglio, e se mi annoio Orea prende il comando. 

Sono per il vivi e lascia vivere. Se vuoi andare in giro con un abito color ramarro fa pure, ma non ti atteggiare a giudice delle mie borchie. Altrimenti poi io mi sento in diritto di giudicare il tuo abito, ed anche altro. 

I loro sguardi scandalizzati, i loro bisbiglii a fior di labbra, le risatine erano eloquenti, e non mi concedevano di vivere. Così ho deciso di dare loro quello che volevano. Qualcosa di cui parlare per il resto dei loro pettegoli giorni.

Mi avvicino a Davide e incollo le labbra al suo orecchio, come se volessi divoraglielo, mentre gli cingo il collo con le braccia. 

"Da questo momento hai guadagnato una sorellina." 

Gli mormoro, con tono lascivo, come se gli stessi promettendo piaceri libidinosi. 

"Ninfomane." 

Aggiungo poi, e senza concedergli il tempo di reagire mi installo sulle sue ginocchia, lo bacio in modo indecente muovendo i fianchi come se lo stessi cavalcando, così offrendo alle due tizie uno spettacolo che probabilmente neanche nelle loro fantasie più sfrenate si erano immaginate.

Davidino con fare imbarazzato e seccato, forse anche aiutato dal suo orientamento sessuale, mi fa scivolare sulla panca, accanto a sé, con delicatezza. 

"Fai la brava. Non ora." 

Non mi do per vinta e continuo a tormentarlo, cercare i suoi baci, allungare le mani in carezze languide, poi, al suo ennesimo rifiuto, mi alzo con fare seccato, e dirigo verso il bagno, scoccando uno sguardo di collera alle due donne, il cui volto è ormai di un rosso pericolo d'esplosione. 

"Sei cattivo!"

Affermo prima di sparire dietro l'angolo. 

"La tua... fidanzata... è molto affettuosa..." 

Quella con l'abito verde smeraldo tenta di intavolare una conversazione con Davide, e io nel corridoio dietro l'angolo me la godo, peccato solo non poter vedere le loro facce. 

"Non è la mia fidanzata. E' mia sorella." 

Sento tossire. La tizia pastello. Ancora poco e si affoga, a questa notizia. 

"Come tua... sorella..." 

Ancora la verde, sicuramente. E' la pettegola delle due, l'altra è timida ed evidentemente succube. Io sto mordendomi le labbra per non scoppiare a ridere. 

"E' malata, poverina." 

Ah, che superbo attore. Gli bastava l'idea e subito si immedesimava. Il tono di voce, come l'abbassava per simulare confidenza, il singhiozzo disperato che spezzava a metà una frase. Era davvero bravissimo. Eravamo davvero bravissimi entrambi. E un po' stronzi. 

"Ninfo ... mane." 

Proprio così. Ha spezzato a metà la parola. Ed il sospiro, non ho capito da parte di chi delle due, così partecipe, il lungo silenzio imbarazzato. 

"Devo accontentarla io per evitare che si getti fra le braccia di ogni uomo che incontra. So che è peccaminoso ma capite bene che è mia sorella, non posso permettere che... Ma perché non torna ancora? Che sia scappata verso l'enoteca a cercare qualche uomo?" 

A queste parole di Davide ho sentito un gridolino, sicuramente da parte di Pastello, ed un trambusto affrettato. Ho atteso ancora qualche istante, poi mi sono affacciata giusto in tempo per vedere le due donne attraversare di corsa la piazza in direzione della Fortezza, e Davide steso sul tavolo del bar che si teneva la pancia per il ridere. 

Come mi ha vista arrivare è balzato in piedi, e mi ha trascinata fuori, ma non verso l'enoteca per goderci i frutti del nostro gioco, bensì verso il parco della Fortezza, che declina dietro al colle mutando in bosco incontaminato. 

Arrivati un po' fuori dai sentieri frequentati mi ha slacciato i jeans. 

"Non ho mai scopato una figa." 

E senza troppe cerimonie, ormai presa confidenza con il mezzo, mi ha spinta contro un albero, facendomi posare le mani alla corteccia, e prendendomi da dietro, perché... 

"Avrai anche il corpo di una donna, ma ti assicuro che è un errore, e due uomini non scopano alla missionaria." 

Per quanto mi sia impegnata, non sono mai riuscita a convincerlo che io sono realmente una donna, e non un uomo finito nel corpo sbagliato. 








6 commenti:

  1. Bello, bello... forse perché psicologicamente e sessualmente più profondo e contorto! :)

    Ehi, ma tu vai vestita di nero in una bellissima giornata presso le case dipinte?? :)
    Sei un'eclisse, ecco cosa sei! XD

    Moz-

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    1. Orea, fra le tante me, è quella che ama di più divertirsi, fare scherzi e scandalizzare.

      "Davide" era un complice perfetto. Così intuitivo...

      Eclissi!!!! Era il nome di un mio personaggio in un GdR, pensa un po' :P

      E cmq, dai 16 ai 25 anni il nero, il viola e il rosso sangue sono stati gli unici colori che si sono posati su di me, oltre al bianco cadavere che dipingevo sul viso :P

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    2. Uhhh, che ansiaaaa :)
      Io amo tutt'altro tipo di colori!^^

      Davide mi era simpatico... poverino però, l'hai messo in imbarazzo con quelle befane! :p

      Moz-

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    3. Si, certo, così in imbarazzo che non vedeva l'ora di togliersi dai piedi le befane per prendersi lui cura di me.

      Piuttosto!!!! Ma ti rendi conto che quell'uomo è ancora oggi convinto che ci sia un errore planetario, e che io sia un uomo finito per errore in un corpo femminile???

      Dice che le donne certe cose non le fanno-dicono!!!

      Ecco uno più maschilista di te! :P

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  2. Bellissima storia, dopotutto eravate una gran coppia ;-)

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    1. Ma c'era un problema tecnico insormontabile.

      A me manca una parte anatomica che a lui piace molto.

      Inoltre alla lunga mi secco di sentirmi dire che sono un uomo mancato!

      Sarò anche un maschiaccio ma ti assicuro che posso essere anche femmina, se è il caso e soprattutto se voglio:p

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