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27/11/13

Non è semplice


"Sarebbe tutto molto più semplice, se ammettessi quello che vuoi."

La sommamente rompipalle Vocina torna alla carica, come al solito, approfittando di un mio momento di disattenzione.

"Lo farei anche, se solo sapessi cosa voglio realmente."

Le rispondo, sfinita per le sue continue insinuazioni.

"Ma tu sai perfettamente cosa vuoi, è che sei troppo vigliacca per ammetterlo."

"E smettila di rompere, se dice che non lo sa non lo sa." Dalla gabbia in cui la tengo rinchiusa Sophia, o, come preferisce lei, Psiche, ribatte rabbiosa, perennemente arrabbiata con il mondo intero.

"Ha ragione la bestiolina nella gabbietta. Sei solo una pedante, bigotta rompicoglioni." Rincara la dose Orea, incapace di tenere la bocca chiusa almeno una volta, costantemente provocatoria.

"Se davvero ti piace tanto, la piccola, adesso apro la gabbia, così potete fraternizzare meglio."

Provo ad urlare un "no", ma la voce è soffocata dallo sbigottimento che mi ha assalita a vedere le coinquiline del mio condominio cerebrale litigare fra loro come teppistelli, e non faccio a tempo a fermare Vocina che, rapida, apre il chiavistello che assicura la porta della gabbia in cui tengo rinchiusa la parte più rabbiosa delle tante me.

Immediatamente, accompagnandosi con un grido famelico, Sophia (o Psiche, come preferisce lei) si avventa su Orea gridando:

"Chi è che sarebbe una bestiolina?"

Norma, dal canto suo, non è capace di tenersi fuori dalla mischia, e improvvisamente il condominio si tramuta in una rissa da stadio, groviglio di arti, capelli, unghie e denti che non lesinano colpi bassi.

In un angolino, ben nascosta, c'è l'altra me, quella più fragile e delicata, che si nasconde. Non ha il coraggio di parlare, né di intromettersi nella mischia, semplicemente trema, nell'ombra, pregando che nessuna delle sue sorelle si accorga della sua presenza.

Le lascio litigare e me ne vado a dormire, che facciano quel che vogliono, io non voglio altro che silenzio.



Lui è davanti a me.

Un qualsiasi signor nessuno, dall'aspetto qualunque.

Non mi tocca, ma lo sguardo castano mi preme contro la parete alle mie spalle, così forte che non riesco quasi a respirare.

Non ci sono parole, in questo attimo, non servono parole quando quegli occhi da demonio già dicono ogni cosa.

La mano destra si alza fino al mio viso, lo sfiora fino a scivolare sul mio collo, cinge la mia gola, ferma, decisa, ma non violenta.

Non serve neanche la forza, finché rimango immobile, bambola fra le sue mani.

La sinistra scorre sul mio corpo senza gentilezza, sui miei seni, fino a fermarsi fra le mie cosce.

Si avvicina al mio orecchio con le labbra.

Mi sveglio di colpo, madida di sudore, tamburi suonano nelle mie orecchie, sapore metallico di sangue che scivola nella mia gola, la Vocina che ancora rimbalza nella mia testa, all'infinito.

"Sei sicura di non sapere cosa vuoi?" 

"Sei proprio sicura di non sapere cosa vuoi?"

"Sei ancora sicura di non sapere cosa vuoi?"





24/06/13

Harem

Da bambina amavo molto mio padre.

E lui amava molto le moto e le auto. Passavo le ore assieme a lui, la domenica, a guardare le corse, e mi ero così applicata da essere capace di riconoscere ogni moto all'epoca in commercio dal rombo del motore, ed ogni auto dalla sagoma dei fanali, la notte, solo per compiacerlo.

E lui, orgogliosamente, non perdeva occasione di sfoggiare le mie capacità, trasformandomi in un'adorabile infiltrata, la mascotte del gruppo di maschi motociclisti suoi amici, i quali facevano a gara a spupazzare la bambolina che conosceva le moto meglio di loro, unica femmina in un mondo maschile.

Della mia infanzia quelli sono fra i momenti che ricordo con più piacere. Io, principessa contesa da quei cavalieri, i cui destrieri erano fatti di metallo e cromature, rombavano come un tuono e volavano veloci come il vento.

...

Ben presto mi sono resa conto che conoscere il suono del motore di una moto non era più un buon modo per ottenere quelle meravigliose attenzioni, ma la natura è venuta in mio soccorso, dotandomi oltre che di una mente acuta, anche di un'altra generosa, abbondante ed altrettanto utile qualità, di cui inconsciamente già all'età di dodici anni iniziavo a fare uso, per manovrare a mio piacere i compagni di classe.

Fin da piccola, ogni anno passavamo un paio di settimane in montagna, sulle Dolomiti, e a quattordici anni mi accorsi che alcune delle guide amici di mio padre avevano preso a comportarsi, e soprattutto a guardarmi, in modo diverso.

Fu un attimo, per me, approfittare di tale situazione.

Adolescente, ribelle ed edonista, grazie alla supervisione di adulti amici di papà, sfuggivo al giogo del controllo paterno, girandomi tali adulti sulla punta delle dita e facendomi accompagnare ovunque io volessi.

Niente di particolarmente grave o scabroso.

Semplicemente loro mi portavano in quei luoghi oscuri dove mai donna deve mettere piede, un po' come sul ponte di una nave pirata. I Sancta Sanctorum delle guide alpine, dove generazioni di uomini si sono trovati a fumare, giocare a carte, bere grappa e soprattutto bestemmiare.

Mai alcuna donna, tranne la sottoscritta. Quando arrivavamo ai vari rifugi era sempre un gran fermento:

"C'è il Sandro con la figlia del bolognese."

E le bottiglie di grappa migliore venivano aperte, i bicchieri riempiti, ed i santi uccisi in un tiro a segno che non risparmiava nessun giorno del calendario, in un'allegria assolutamente casta, maschile, e ancora una volta io ero la principessa in un mondo che, normalmente, non ammette presenza femminea.

...

Alle superiori scelsi un indirizzo elettronico, eravamo in cinque ragazze a inizio anno. Dalle vacanze natalizie rientrai solo io, le altre quattro si erano arrese ai soprusi dei fanciulli. Io ho dovuto sudare parecchio, ma so come farmi valere, se serve.

E so anche come farmi amare. Non dimenticare, amico mio, che la parte migliore di me è il mio cervello, e lo uso. Anche quando mi fa comodo fingere di no.

In ogni caso, dopo un braccio di ferro durato diversi mesi, si è venuta a creare la situazione perfetta. Io e cinquecento ragazzi.

Mai mischiare piacere e dovere, e la scuola, tutto sommato, è pur sempre un dovere, anche se ho sempre saputo trarre il massimo piacere da ogni situazione, per cui non c'era nessun genere di coinvolgimento sessuale. Men che meno sentimentale. 

Però potevano adorarmi incondizionatamente. Glielo permettevo a rotazione. L'ultimo anno venivo segnata assente, ma ero a scuola, nel bagno delle donne. Ero l'unica, era mio. E della mia corte.

...

Poi cresci e ti vengono a raccontare della monogamia, della gelosia, e scopri che ti hanno fregata alla grande.

Che dopo un poco che giochi o sei disposta a fare la persona seria, oppure il compagno di giochi se ne va.

E se anche ci provi, a crescere, sei fregata due volte, perché il tizio di turno inizia ad essere geloso di tutti i tizi che ci sono stati prima di lui.

Tutto diventa molto complicato. E troppo poco piacevole. 

Io rivoglio il mio harem! 

Oppure un tizio che sia psicopatico almeno quanto me, con almeno una ventina di personalità diverse con cui poter giocare!

Con un uomo del genere, con le mie gemelle cattive, con i suoi gemelli buoni, potremmo divertirci finché dura la notte.

Altroché harem! 

Sarebbe una vera orgia! 





Io sono ISSIMA. Almeno a detta di "chi" mi ha "regalato" questo pezzo. 
Non mi stancherò mai di ringraziarlo per tal presa per i fondelli! 



20/06/13

Boobs

Il solito club, i soliti amici come al solito gay, la musica sempre sparata a palla, cattiva, che ti fa vibrare fin nelle viscere, la luce che non c'è per permettere coiti più o meno clandestini. 

L'alcool che scende a scaldare e tutto, fra un flash e l'altro delle stroboscopiche, che pare muoversi al rallentatore, come se in quel posto il tempo seguisse un ritmo più lascivo, peccaminoso. 

Il mio habitat ideale. Io e decine di uomini. Testosterone ovunque. Coccolata e viziata come una regina. E, fra tutti quegli uomini gay, sicuramente c'è un bisex che ha voglia di trasgredire. C'è sempre. 

I miei amici rosicano parecchio, perché non ho mai mancato una sera, etero in un locale gay trovo sempre un uomo che mi desideri, quando loro spesso se ne tornano a casa in bianco. 

E' il fascino della pecora nera, della mosca bianca, dell'essere diversi, probabilmente. 

O forse è semplicemente che là, in mezzo a quegli uomini dotati di una sensibilità particolare, che mi fanno sentire completamente al sicuro, che mi trattano con una delicatezza che un uomo etero non ha mai mostrato, riesco ad essere più libera, a distruggere le molte maschere che solitamente indosso, ad abbandonarmi esclusivamente al piacere dell'alcool che mi scioglie, della musica che mi trascina e degli ormoni che saturano l'aria, che mi fanno perdere in un vortice di desiderio. 

Secondo i miei amici è che attorno a me aleggia una nube di feromoni che manco uno sciame impazzito di insetti ne emana tanti. 

Qualsiasi sia la spiegazione, in genere se voglio incontrare un uomo, lo incontro. 

Un ragazzo mi si avvicina, balla con me, si struscia su di me. E' più giovane di qualche anno, o così mi pare nella scarsa illuminazione lampeggiante. Efebico, lo definirei. Non tanto alto, moro, con occhi scuri e profondi. I capelli acconciati in un'anacronistica pettinatura anni '50 che lo fa assomigliare vagamente a Jhonny Depp nel film "Cry Baby". 

Improvvisamente parte la mezz'ora dei lenti. Odio la mezz'ora dei lenti, così mi allontano dalla pista diretta al bar. 

Ho le mie regole, dopo tre tequila sale e limone mi concedo al massimo un margarita, per non perdere mai completamente il controllo. Mentre aspetto che il barman mi prepari il drink noto con una certa delusione che il tipo non mi ha seguita. 

Peccato. Forse questa sera la mia serie fortunata si interrompe, e per la prima volta dovrò subire i lazzi dei miei amici, invece che sfotterli come succede ogni volta, quando si rincasa. 

Alcuni di loro sono là al nostro tavolo, aggrovigliati in una scultura post moderna che mi strappa un sorriso, e invece che raggiungerli siedo ad un divanetto poco distante, sorseggiando il drink dolce e salato che mi brucia le labbra, guardandoli sfacciatamente senza celare una punta di invidia, quando il tipo che ha ballato con me mi si siede accanto. 

Anche questa sera la mia serie fortunata prosegue. Ancora una volta uscirò dal club con un orgasmo assicurato, rubato su un divanetto di un locale gay, o forse, se il tizio si dimostra particolarmente abile a convincermi, proseguito nel bagno delle donne, che tanto è esclusivamente mio. 

Nonostante l'aspetto di giovane inesperto, non mostra il minimo segno di incertezza. Pochi baci e già le sue mani si aggrappano ai miei seni, stringono, pizzicano i capezzoli. Le labbra frugano il mio collo, mordono con sapiente delicatezza la carne. Lo lascio fare, mi piacciono molto gli uomini che sanno muoversi e che prendono le iniziative.

Alzando lo sguardo vedo alcuni dei miei amici che si sbracciano verso di me, facendo gesti incomprensibili, che immediatamente interpreto come l'ennesimo segnale di invidia per la mia ennesima "conquista", che contraccambio con un giocoso innalzare del medio sinistro, per poi ignorarli completamente ed abbandonarmi alle attenzioni che il ragazzo sta dedicando al mio corpo, le sue mani che già sono scese fra le mie cosce e carezzano l'inguine, facendomi ancora solo desiderare un contatto più intimo e deciso. 

M'abbasso su di lui, voglio la pelle del suo petto, leccarla, assaporarla, morderla, con le dita scivolo sui suoi fianchi, sotto la maglietta, la lingua si appoggia sul suo ventre. 

Ma non è carne, quella che sento. Tessuto. Color carne. Elasticizzato. 

Mi stacco di colpo. Non capisco. La luce è davvero troppo bassa per vedere cos'ho davanti, e le mie mani proseguono ad alzare la shirt, scoprendo sempre più qualcosa che non mi sarei mai aspettata. 

Improvvisamente mi rendo conto. 

Un seno. 

Violentato. 

Umiliato. 

Compresso in una fasciatura elastica così stretta da farlo sparire. 

Un senso di nausea violento mi assale. 

Spingo lontano da me la tipa, rischiando di gettarla a terra, e mi alzo di scatto, portando le mie mani sui miei seni, di cui sono sempre stata piuttosto orgogliosa e che non ho mai nascosto, rimanendo a fissarla a circa un metro e mezzo di distanza. 

Lei si alza di scatto, portando a sua volta le mani su quei poveri seni, ospiti di un'ingenerosa padrona, fissandomi credo con la medesima espressione stupita che devo avere io. 

...

Non ho mai scelto gli amici in base ai loro gusti sessuali. Credo di averne di ogni genere, ma io sono profondamente, esclusivamente, etero. 

E' più forte di me. A me piace l'uomo a 360 gradi. Sono un maschiaccio e l'uomo per me è un ottimo amico, complice e compagno di marachelle, ma quando si parla di sesso divento femmina. E l'uomo deve tirare fuori gli attributi. E non solo metaforicamente. 

Non servono altre tette, al di fuori delle mie! Bastano per tutti e due.

E se non bastano, allora te ne puoi anche cercare delle altre, non ci sono problemi, ma dentro al mio letto, o sul tavolo, in macchina, nella doccia o dove vuoi, le uniche tette che devono esserci sono le mie!  

Fin da quando avevo dodici anni mi sono trovata in compagnia di un seno generoso, che non passava inosservato neanche sotto un maglione di un paio di taglie più grande. 

E ne sono sempre stata fiera. 

Vedere quell'altro seno, sicuramente meno abbondante, così maltrattato è stato per me un vero e proprio shock emotivo. 




Improvvisamente il precedente sbracciarsi dei miei amici ha assunto tutto un altro significato, non più di scherzosa rabbia ma segnale di pericolo, purtroppo da me incompreso.

E fortunatamente sono là, a pochi passi, pronti a correre in nostro aiuto. 

"E' una donna!" 

Ripeto ossessivamente, ormai completamente, irrimediabilmente sobria, l'eccitazione svanita, il dolce abbandono dei sensi soppiantato da una crescente isteria. 

"E' etero!"

Ripete ossessivamente anche lei, soccorsa da due dei miei "ragazzi", che cercano di spiegarle che se lei non fosse nuova del locale lo saprebbe che io sono etero, perché io ci sono sempre in quel posto, e che non è un peccato capitale esserlo, come non lo è essere gay. 

"Doveva dirmelo che era una donna." 

Balbetto. Ecco, onestamente se me l'avesse detto forse ci avrei anche provato. Poi mi sarei trovata davanti all'ostacolo insormontabile di quel seno nascosto come una vergogna e non ce l'avrei fatta, ma ci avrei provato. in questo modo però è stato un colpo troppo grande. 

"Una etero non dovrebbe venire in locali gay." 

Questa frase mi raggiunge come uno schiaffo. 

Queste parole hanno stuzzicato Norma, che in questo esatto momento  scopre di detestare non solo i macho man, ma anche la loro controparte femminile. 

Davanti a quella dimostrazione di intolleranza al contrario mi è partito un pistone, nel cervello. 

Se prima ero mortificata per la mia reazione, adesso sento crescere rabbia. 

E un grandissimo fastidio. 

E molta noia anche. 

Mi sono avvicinata a lei. Così vicina che avrei potuto baciarla di nuovo. O sputarle in un occhio. Mi sono limitata a fissarla in viso. 

"Non ti preoccupare, bimba. Io qua non ci rimetto piede, ma se vedo la tua faccia da culo in un qualsiasi locale etero ti faccio passare la voglia di tornarci. E smettila di stringerti così le tette che poi ti fai pure venire il cancro e tocca anche a me pagarti le cure." 

Me ne sono andata. 

La mia serie fortunata nel club si era interrotta. 

Per sempre. 

...

Come vedi, amico mio, in certe circostanze mi parte un embolo al cervello e non rifletto. E' più forte di me. Io dico che è tutta colpa sua, della bestia. 

Che poi sono io. 

Avrei dovuto reagire diversamente, e non scagliarla via in quel modo, come se mi disgustasse, ma in quell'istante non sono stata capace di reagire diversamente.  

Non lei, ma quella vista, nel buio, fra un lampo e l'altro delle strobo, inattesa violenza volontaria verso sé stessi... ecco... quello spettacolo mi ha davvero disturbata. 

Per contro, sembrava proprio un ragazzo, ventenne, efebico, acerbo forse, ma un ragazzo, e scoprirlo donna per me è stata un po' come una violenza. Difficile da raccontare, difficile da spiegare.  

...

In ogni caso sono stata io a chiedere di provare ogni cosa, nella vita, quindi non posso lamentarmi. 

Alla voce "Fare sesso con una donna" ho scritto: 

- Fatto (quasi) - Da non ripetere. 






18/06/13

Il compagno di giochi #2

Orfani del circolo anarchico culturale da cui eravamo stati banditi, io e Davidino avevamo tanto, troppo tempo libero. 

Ci sentivamo come due martiri della congiura bigotta e borghese, e passavamo il tempo ad esaltarci per il coraggio mostrato ad opporci alla tirannia. 

Entrambi senza un uomo con cui spendere parte del nostro tempo, entrambi poco interessati agli aspetti più superficiali della vita, eravamo alla ricerca costante di trasgressione, piacere e cultura, possibilmente uniti in un'unica esperienza travolgente. 

Comune di Dozza
Le Case dai Muri Dipinti
Avevo un cavalier servente, adorante, che mi seguiva ovunque desiderassi, così avevo inaugurato la stagione dei borghi e dei castelli, per visitare tutte quelle meravigliose oasi sopravvissute alla corrosione dello sviluppo, e che ancora sembrano vivere in un tempo remoto. 

Quel giorno la meta che avevo scelto era il comune di Dozza, un piccolo borgo famoso per la manifestazione delle "Case Dipinte", dominato da una bellissima Rocca Sforzesca in cui, oltre tutto, ha sede l'Enoteca Regionale, altro ottimo motivo per prediligere quella meta a molte altre. 

Era caldo, molto caldo, e ci stavamo bevendo una birra al riparo delle antiche mura di un bar nei pressi della Fortezza. 

Era un giorno feriale, oltre a noi c'erano solo due tizie sui quaranta, una con un vestito verde smeraldo che mi feriva gli occhi, l'altra con tutte le possibili tonalità del pastello, dal giallo, all'azzurro, al rosa, al verdino. L'incubo di ogni stilista. Aspettavano i rispettivi coniugi che stavano facendo acquisti all'enoteca, e dal tono seccato delle conversazioni erano già stanche di attendere. 

Le tipe mi fissavano come se fossi appena scesa da un'astronave spaziale. Vestita di nero, jeans elasticizzati neri, canotta nera ottenuta tagliuzzando una shirt dei Clash, niente catene (dopo il sequestro non le ho più ricomprate) ma molte borchie ai polsi, alla vita e al collo, sicuramente non passavo inosservata. Del resto non era proprio nelle mie intenzioni passare inosservata, con il trucco che mi rendeva simile ad una tragica, pallidissima maschera funebre. 

Le due tizie non riescono a fare a meno di fissarmi, e io ricambio le loro occhiate regalando sorrisi sfacciati, provocatori. Sento l'odore di bigotteria lontano un miglio, e se mi annoio Orea prende il comando. 

Sono per il vivi e lascia vivere. Se vuoi andare in giro con un abito color ramarro fa pure, ma non ti atteggiare a giudice delle mie borchie. Altrimenti poi io mi sento in diritto di giudicare il tuo abito, ed anche altro. 

I loro sguardi scandalizzati, i loro bisbiglii a fior di labbra, le risatine erano eloquenti, e non mi concedevano di vivere. Così ho deciso di dare loro quello che volevano. Qualcosa di cui parlare per il resto dei loro pettegoli giorni.

Mi avvicino a Davide e incollo le labbra al suo orecchio, come se volessi divoraglielo, mentre gli cingo il collo con le braccia. 

"Da questo momento hai guadagnato una sorellina." 

Gli mormoro, con tono lascivo, come se gli stessi promettendo piaceri libidinosi. 

"Ninfomane." 

Aggiungo poi, e senza concedergli il tempo di reagire mi installo sulle sue ginocchia, lo bacio in modo indecente muovendo i fianchi come se lo stessi cavalcando, così offrendo alle due tizie uno spettacolo che probabilmente neanche nelle loro fantasie più sfrenate si erano immaginate.

Davidino con fare imbarazzato e seccato, forse anche aiutato dal suo orientamento sessuale, mi fa scivolare sulla panca, accanto a sé, con delicatezza. 

"Fai la brava. Non ora." 

Non mi do per vinta e continuo a tormentarlo, cercare i suoi baci, allungare le mani in carezze languide, poi, al suo ennesimo rifiuto, mi alzo con fare seccato, e dirigo verso il bagno, scoccando uno sguardo di collera alle due donne, il cui volto è ormai di un rosso pericolo d'esplosione. 

"Sei cattivo!"

Affermo prima di sparire dietro l'angolo. 

"La tua... fidanzata... è molto affettuosa..." 

Quella con l'abito verde smeraldo tenta di intavolare una conversazione con Davide, e io nel corridoio dietro l'angolo me la godo, peccato solo non poter vedere le loro facce. 

"Non è la mia fidanzata. E' mia sorella." 

Sento tossire. La tizia pastello. Ancora poco e si affoga, a questa notizia. 

"Come tua... sorella..." 

Ancora la verde, sicuramente. E' la pettegola delle due, l'altra è timida ed evidentemente succube. Io sto mordendomi le labbra per non scoppiare a ridere. 

"E' malata, poverina." 

Ah, che superbo attore. Gli bastava l'idea e subito si immedesimava. Il tono di voce, come l'abbassava per simulare confidenza, il singhiozzo disperato che spezzava a metà una frase. Era davvero bravissimo. Eravamo davvero bravissimi entrambi. E un po' stronzi. 

"Ninfo ... mane." 

Proprio così. Ha spezzato a metà la parola. Ed il sospiro, non ho capito da parte di chi delle due, così partecipe, il lungo silenzio imbarazzato. 

"Devo accontentarla io per evitare che si getti fra le braccia di ogni uomo che incontra. So che è peccaminoso ma capite bene che è mia sorella, non posso permettere che... Ma perché non torna ancora? Che sia scappata verso l'enoteca a cercare qualche uomo?" 

A queste parole di Davide ho sentito un gridolino, sicuramente da parte di Pastello, ed un trambusto affrettato. Ho atteso ancora qualche istante, poi mi sono affacciata giusto in tempo per vedere le due donne attraversare di corsa la piazza in direzione della Fortezza, e Davide steso sul tavolo del bar che si teneva la pancia per il ridere. 

Come mi ha vista arrivare è balzato in piedi, e mi ha trascinata fuori, ma non verso l'enoteca per goderci i frutti del nostro gioco, bensì verso il parco della Fortezza, che declina dietro al colle mutando in bosco incontaminato. 

Arrivati un po' fuori dai sentieri frequentati mi ha slacciato i jeans. 

"Non ho mai scopato una figa." 

E senza troppe cerimonie, ormai presa confidenza con il mezzo, mi ha spinta contro un albero, facendomi posare le mani alla corteccia, e prendendomi da dietro, perché... 

"Avrai anche il corpo di una donna, ma ti assicuro che è un errore, e due uomini non scopano alla missionaria." 

Per quanto mi sia impegnata, non sono mai riuscita a convincerlo che io sono realmente una donna, e non un uomo finito nel corpo sbagliato. 








13/06/13

Dicotomia


Per i puntigliosi: in realtà era un'alba.
Nella realtà il sole non può tramontare sull'Adriatico.
 Ma la fantasia è immensa, e nel mio mondo può!




Corri ragazza! 

E' là
Davanti a te
L'istante perfetto 
in cui il giorno s'arrende alla notte. 

Scappa ragazza! 

La sottile striscia rossa 
t'abbaglia e t'attira
e dietro di te il buio ti rincorre
gravido di empi mostri affamati della tua carne. 

Insegui il tramonto fin quando non sarà notte:
al traguardo ti aspetta un nuovo bar in cui entrare
un nuovo drink da ordinare
un nuovo uomo a cui appartenere. 

Corri e spegni l'ansia di vivere 
in notti di lussuria 
fra pareti di sospiri e gemiti lascivi
adesso e ora, come fosse la prima volta. 

Dimentica il mondo e dimentica te.
Non esiste altro che ora e adesso.
E due corpi che lottano e si sbranano.
Come fosse l'ultima volta. 

All'alba riparti e corri, ragazza!

Corri, veloce.
Non guardarti indietro, perché non c'è ieri e non c'è domani. 

Esiste solamente un nuovo tramonto da inseguire.
Un nuovo bar da trovare.
Un nuovo uomo da incontrare. 

Una nuova notte per vivere.
Una nuova notte per morire. 

Tu che mi incontrerai,
tu imprigionami, se puoi.
Costringimi in una gabbia di piacere. 
Legami in amplessi senza fine. 
Fammi desiderare di restare. 

Hai un'intera notte per riuscirci. 
Ma sorgerà nuovamente il sole.
E io vorrò nuovamente fuggire. 
Per essere libera. 
E nuovamente scappare.

Tu legami. 



Il compagno di giochi #1

"Joey dice che non sei più ben accetta nel circolo."

Una me molto più giovane viene placcata sulla soglia del circolo anarchico che frequentavo, dove fra una bottiglia di vino e una canna si leggevano e commentavano gli scritti dei grandi pensatori contemporanei. 

Cultura e piacere, come sempre uniti in un abbraccio seducente. 

"Uno che si dichiara anarchico e poi vuole dare ordini a destra e a manca a casa mia è un nazista. Se poi manda il suo leccapiedi a cacciarmi fuori, perché ha paura di guardarmi in faccia, allora è anche un cazzo moscio."

Non attendo replica dal tirapiedi dell'auto nominatosi boss del circolo, aggiro l'angolo dell'edificio e mi aggrappo al davanzale, troppo alto per me, e saltellando urlo, verso l'interno. 

"Mi hai sentita, Joey? Sei solo un nazista cazzo moscio!"

Mi attardo quanto basta per sentire provenire dagli altri ragazzi, all'interno, risate di scherno e alcune proteste per il trattamento che mi è stato riservato, poi me ne vado, saltellando come una bimbetta che stia giocando alla luna, incurante di quanto avvenga alle mie spalle, tintinnante per le molte catene e gongolante per il casino che ho sollevato, finché non mi sento chiamare e mi accorgo che Davidino si è messo ad inseguirmi e trafelato cerca di coprire la distanza che già mi divide dal circolo. 

"Guarda che ti fai cacciare pure tu, se vieni via con me." 

Mi fermo e lo guardo molto seriamente, perché in fondo quei centri di aggregazione erano in qualche modo importanti, per molti ragazzi, ma lui scoppia a ridere. 

"La faccia di Joey, quando gli hai urlato che è un cazzo moscio, era impagabile. E poi non aveva il diritto di sbatterti fuori. E neanche di dare ordini, a dirla tutta. Preferisco non passarci un minuto di più con quegli ipocriti." 

...

Quello fu il momento, amico mio, in cui persi la "verginità intellettuale". 

Fino a quel momento avevo creduto nell'Utopia di una Società Perfetta, in cui si poteva vivere senza poteri costituiti, senza leggi, nell'uguaglianza e nella giustizia, seguendo un'unica innata regola insita nel DNA stesso, ovvero di non fare ad altri ciò che non vorresti subire. 

Joey, nella sua piccola, mediocre sete di potere, mi mostrò quanto fossi illusa a crederci. 

Anche lui, patetico dittatore di provincia, vigliacco, incapace di affrontare una ragazzetta che abbaiava molto e mordeva tutto sommato poco, mi ha insegnato una grande lezione. 

E ha spento la luce dell'unica fede che abbia mai avuto, contribuendo a creare l'oscurità che mi è così cara, e dove io e te, amico mio, ci incontriamo ogni notte.

Lo vedi come non ci sia speranza? 

L'unica fede che si può nutrire è che non esiste fede. 

L'unica realtà innegabile è il piacere. 

Qualsiasi tipo di piacere. 

Anche il più dannato. 

...

"Tutto sommato c'è andata di lusso ad andarcene, c'è una manifestazione. Magari è qualcosa di interessante." 

Guardo la speranza accendersi sul volto di Davide con sguardo scettico. Se fosse qualcosa di interessante probabilmente lo avrei saputo. 

Ci avviciniamo e pian piano veniamo sommersi da una cacofonia di grida stridule. Troppo acute per essere voci di ambo i sessi. 

"Maschi, tremate, le streghe son tornate!" 

Ci avviciniamo ancora. Cartelloni che vaneggiano stronzate di vario tipo riguardo l'appartenenza della figa. 

Lo so che dopo aver conosciuto Norma quel che sto per dirti sembrerà una bestemmia, ma io detesto le femministe. E detesto anche i maschilisti. 

Ogni sesso ha pregi e difetti. 

La figa sarà anche TUA, ma quando lui ti scopa se ti dice sei MIA ti piace, e non dire di no che tanto non ci crede nessuno. E se ti dice sei la mia TROIA ti piace uguale e anche di più. 

Tutto il mio appoggio a lotte giuste. Se lo sono. Ma certi isterismi sono puerili. E quel giorno non erano temi quali l'aborto o lo stupro, in discussione, bensì una crociata contro un locale di spogliarello. 

Forse paura che i vostri uomini, stanchi delle vostre menate sui diritti di proprietà dei vostri organi sessuali, vadano a rifarsi gli occhi altrove? 






E' il momento di spiegarti un'altra cosa, che forse non ho ben chiarito. Quando dico che se ne esce Norma, o Psiche, o Orea, non è che sia una cosa prestabilita, o su cui io abbia un qualche genere di influenza. 

A volte accade che una circostanza ne solletichi una, piuttosto che un'altra, e quella manifestazione in particolare ha stuzzicato la malizia e la voglia di provocare di Orea, che a vedere quel mare di donne vaneggianti si è risvegliata con un'idea geniale per la testa. 

"Corri veloce, Davide?" 

Orea alza lo sguardo verde muschio sul suo nuovo compagno di giochi, mentre già ha iniziato a svolgere i tre chilogrammi di catene che porta arrotolati addosso, dalla caviglia destra a salire lungo la gamba, attorno alla vita, su per il busto fino al collo. 

"Quello sguardo non mi racconta niente di buono. Che hai in mente?" 

Passa un giro di catena attorno al collo e la ferma con il moschettone, poi tende l'altra estremità a Davide, sorridendo angelica. 

"Di fare una passeggiata. Al guinzaglio. Ma ho il sospetto che alle signore là sotto non piacerà molto." 

In effetti le signore in oggetto hanno impiegato un'eternità a rendersi conto che un maschio, invece che tremare, portava una strega al guinzaglio, ma quando se ne sono accorte si sono trasformate in belve feroci. 

Orea si è divertita moltissimo a vedere la loro indignazione, ed anche a lasciare la piazza sotto la scorta armata della Celere, si è divertita un po' meno quando le hanno sequestrato tutte le catene e le hanno fatto la ramanzina. 

"E' molto meglio per voi due se fate in modo di sparire. Se rivedo i vostri musi qua attorno vi metto dentro per incitamento alla violenza." 

...

Per ubbidire all'ordine del super boss delle Forze dell'Ordine ci infiliamo dentro un cinema. 

C'era in programmazione l'allora quasi nuovo film di Almodovar: Donne sull'orlo di una crisi di nervi. 

E davanti a un giovanissimo Banderas che calma una crisi isterica di Candela saltando addosso alla femmina in questione, Davide salta addosso a me per scaricare l'eccitazione della bravata appena compiuta. 

Ventitreenni con molti ormoni e poca tecnica. Soprattutto lui. O almeno è quel che penso, visto che sembra molto impacciato, persino nelle manovre più elementari, quali carezzare il seno, infilarsi nei jeans, trovare il clitoride, così, per metterlo a suo agio e rilassarlo, prendo a baciarlo e scendo, le labbra che ingoiano il suo sesso, lentamente, languidamente, per farlo rilassare ed aumentare il desiderio. 

"Cazzo. Non credevo che una donna potesse succhiarlo bene quanto un uomo." 

Per un istante mi paralizzo. Ci vuole un lungo attimo perché il senso compiuto di tale frase colpisca appieno il mio cervello. 

"Non sei mai stato con una donna prima?" 

"Non mi piacciono le donne. Ma tu non sei veramente una donna. Ne hai solo il corpo." 

Indecisa se prenderlo come un complimento o un'offesa, e al tempo stesso lusingata di sapere di avere l'esclusiva, mi sono impegnata a regalargli l'orgasmo più bello della sua vita. 

Perché non c'è niente che un uomo possa fare meglio di me, se mi impegno!

Orea aveva trovato un compagno di giochi, che si eccitava da morire solo quando lei faceva qualcosa di trasgressivo o scandaloso. 

E Orea si eccita da morire, quando può scandalizzare. Se poi ha un complice adorante è al settimo cielo. 

Inutile dire che quei due, assieme, ne hanno combinate parecchie, nel periodo in cui si sono frequentati. 



06/06/13

Perdizione

Io sono il Demiurgo! 

Questa era la vanteria di cui andavo fregiandomi meno di due mesi or sono, quando dettavo le prime regole di questo mondo, fatto di nebbia, di buio, di freddo. 

Di solitudine. 

Siamo soli, amico mio. Io da un lato, e tu dall'altro della finestra. 

Ci dividono la tenda, che ogni sera apro un poco di più, per permetterti di spiare più comodamente la danza della fiammella che la candela proietta su di me, un muro invalicabile, e la mia imperfezione di divinità incompleta. 

Divinità di un mondo approssimato, tua creatrice, tua dea, regina e schiava.

Tuo tutto. 

                                    E tuo niente. 

Incapace di darti quella scintilla divina che ti trasformerà da fantasia a realtà, donandoti la forza di scavalcare i muri, strappare i tessuti, e pretendermi. 

Se Pigmalione ha amato così fortemente la sua creatura da donarle la vita, perché il mio desiderio non è sufficiente a trasformare te, entità plasmata nell'energia pura del pensiero, in creatura vivente, calda di sangue e pulsante di brama? 

Quella stessa brama che so che ti brucia, notte dopo notte, istante dopo istante, e che ti fa desiderare di poter trasformare la mia materia in semplice energia, così da rendermi simile a te, allo stesso modo in cui io ti vorrei carne. 

Come in un mito greco: tu mi guardi ed io mi lascio guardare, e assieme immaginiamo quell'attimo perfetto in cui la creatura può finalmente sfiorare il creatore, quell'unico punto dell'universo in cui le energie convergono in un unico istante, prima che lo specchio si capovolga, e io divenga il tuo sogno, e tu il mio creatore, il mio dio, il mio re, il mio schiavo. 

E tu lo sai, qual'è quell'unico punto e quell'unico istante. 

E' proprio il filo sottile che divide la sanità dalla malattia, un istante prima di lasciarsi cadere nel baratro, ed affondare in un vortice di follia, piacere e perdizione. 




Perdizione, parola sopra ogni altra "affascinantissima", già te lo dissi, ma forse non lo ricordi e alcuni concetti vanno ripetuti. 

Non esiste perversione, nel mio mondo. 

Ogni cosa è lecita, fin quando ci sarà rispetto e fin quando saremo entrambi consenzienti. 

Perversione è una parola malata, insana. 

So che spesso dico di esserlo, malata ed insana, ma è un concetto relativizzato a circostanze particolari, e non sfiora quello che mi lega a te, che sei la mia creatura più perfetta. Cesellata in ogni più piccolo dettaglio, fino all'ultimo difetto. 

Per tale ragione, nel mio vocabolario, la parola Perversione non esiste, ed è sostituita dall'altra, molto più sublime, Perdizione, appunto. 

Abbandonarsi al desiderio, fino a perdersi in esso e lasciarsi divorare. 

Desidero, fortemente desidero. Non posso fare diversamente. 

Puoi incolpare d'omicidio la belva feroce che ha sbranato un uomo nella savana? E' nella sua natura uccidere! 

Puoi incolpare me di desiderare? E' la discriminante che mi ha resa quello che sono. Volo, ergo sum!

Perdersi nel piacere di infiniti amplessi, ognuno diverso dall'altro, giocati con malizia, fantasia e nessun pudore. Il pudore è nato solo dopo l'invenzione del peccato, e io non conosco alcun peccato, non avendo nessun Dio che possa giudicarmi. (Solo dIo posso giudicarmi.)

Quindi ora chiudi gli occhi e lascia che la nebbia scivoli sul tuo torace, umida come i miei baci, respirala, dolce come il profumo delle rose che sono ancora fiorite in giardino, assaporala, fresca come l'aria di questa notte, pulita dal temporale che è appena terminato. 

Lascia che la passione ti bruci, perché se io ne avessi modo ti farei davvero ardere di desiderio, prima di concederti sollievo, e sarebbe un lungo, dolce supplizio, a cui non porrei fine facilmente, e non mi lascerei convincere da tue eventuali rimostranze, perché è un bel gioco, vederti spasimare di brama, e vorrei prolungarlo più a lungo possibile. 

E quando il fuoco diventasse così rovente da non essere più sopportabile, allora potresti essere tu ad esigere che l'incendio venga spento, a pretendermi. 

A capovolgere lo specchio. 

E anche quello sarebbe un bel gioco. 


31/05/13

Se fossi un uomo

Se fossi un uomo



Se fossi un uomo ti vorrei, femmina, senza pudore. 

Ti guarderei nuda innanzi a me, mia amante, complice e schiava

Osserverei ogni piega del tuo corpo,

poi ti metterei in ginocchio

a quattro zampe

 per guardare le tue natiche aperte

osservando il tuo sesso

pulsante di desiderio

grondante di desiderio.


Entrerei in te, lentamente,

e guarderei il mio uccello svanire all'interno del tuo corpo

centimetro dopo centimetro,

brivido dopo brivido,

sospiro dopo sospiro,

e affonderei per riempirti e fartelo sentire

che voglio goderti e sentirti gemere,

puttana.


Non risparmierei apprezzamenti alla tua figa calda

e non ne risparmierei a te, donna

perché sei mia, e anch'io ti appartengo

e quando sono dentro di te sono io a dettare i tempi del tuo piacere

così, sentendolo avvicinarsi uscirei, 

fermando la tua mano che gioca sul tuo sesso

tirando i capelli sulla tua nuca,

sorridendo delle tue rimostranze, 

perché tu sei mia,

ragazza.


Rientrerei solo sentendoti già rassegnata e vinta, 

strappandoti un grido di piacere e di dolore 

perché anche la tua sofferenza mi appartiene, 

bambina. 


E ti riprenderei con forza

guardando il mio cazzo sparire dentro la tua figa:

riempendoti il ventre del mio seme ti direi che sei la mia troia.

Quindi mi abbandonerei su di te, ancora piantato in te

e per cancellare ogni oscenità detta

e ogni volgarità compiuta

tatuerei sul velluto perfetto della tua schiena tre languidi baci.