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05/07/13

Psiche

Oggi non c'è Nebbia, anzi, un sole troppo caldo brucia la pelle, se hai il coraggio di esporla. Arroventa la mia macchina, costringendomi ad accendere l'aria condizionata anche se non la amo particolarmente.

Non c'è Nebbia, qua attorno. E non c'è neanche la Bestia, quella creatura patetica, così naif nel suo credersi malvagia.

Ci sono io.

E la voglia di fare del male. Molto male.

A chi? Non ha importanza. Anche a questo corpo che mi ospita, se non c'è di meglio.

Anche a questa mente in cui dimoro come un parassita, se non trovo altro da ferire.

Con unghie, denti, pugni e calci.

Anche solo con le parole.

Ho bisogno di una vittima, perché devo sfogare la mia rabbia.

Mi avete dato la vita voi, maschi.

Voi, che quella patetica sorella maggiore, che solitamente mi relega in un angolo, definisce creature meravigliose.

State lontani dalla Nebbia, oggi, perché non troverete nulla di piacevole ad attendervi, ma solamente me. Disprezzo, rabbia e odio.

E dolore. Tanto, tanto dolore. Vi si appiccicherà addosso come un morbo e non vi lascerà più, vi corroderà la mente, il cuore, e vi precipiterà nel mio inferno fatto di incubi, di cattiveria, di disprezzo.

Io vi disprezzo. Uno ad uno.

Io sono Psiche, e non sono per nulla felice di fare la vostra conoscenza.

Per quel che mi riguarda potreste crepare tutti. Per quel che mi riguarda potrebbe crepare anche questo corpo che mi ospita.

...

"Se fossimo più vicini pensi che avremmo già trombato?"

"Non lo so. Non mi hai mai vista, magari potrebbe non interessarti."

"Le tue parole mi dicono più di quanto tu voglia."

...

Cosa cazzo dicono le sue parole, fenomeno da baraccone?

Ti dicono solo che non è sicura di piacerti, e che se anche chiacchierando c'è intesa, magari di persona le cose potrebbero essere diverse.

No, invece, tu, maschio cazzuto, ci costruisci su il tuo castello, ovvero che lei lancia il sasso e nasconde la mano. E dopo una notte ti ripresenti con un mazzo di scuse precotte, del genere:

"Scusami tanto per ieri sera, ma sono stanco di sentirti fare allusioni ben sapendo che poi non manterrai. Sei la solita addrizza uccelli, buona a parole, e poco con i fatti."

Talmente abituato a ragionare con il tuo misero pisellino, hai interpretato tutto come fa più comodo a te.

Siete fortunati, tu ed il tuo cazzetto, ad essere così lontani da non avere ancora avuto la sventura di incontrarmi.

Perché in questo momento, dopo aver ascoltato le tue parole, la Nebbia se n'è andata e sono arrivata io.

E l'unica cosa che ci farei io, con il tuo piccolo, misero ammenicolo è tritarlo fine fine e darlo in pasto ai miei cani.

Non che sia colpa tua, ovviamente.

E' lei che è così ingenuamente scema da credere che possa esistere anche un solo maschio in grado di capire com'è fatta.

Parla, parla, tenta di spiegare, ma in realtà l'unica cosa che voi volete vedere è una troia facile da scopare.

O peggio una che finge di essere troia e poi non si fa scopare affatto.

Ogni volta che si rende conto che non viene capita si sente ferita e si dimentica di controllarmi.

E finalmente io sono libera. 

Di odiare tutto. 

Di odiare tutti. 

Soprattutto di odiare lei. 



16/06/13

Io, la Bestia



La Bestia - Autoritratto



Ci sei, là fuori? 

Certo che ci sei, ad aspettare che si strappi via un altro brandello di carne, che metta a nudo un altro pezzo di ossa, che scavi ancora più a fondo. 

Sei là, che osservi questa vivisezione con morboso interesse. 

Ti piace vedere la lussuria, il dolore, la perversione, la malattia. 

Ti affascina vedere un'operazione chirurgica in diretta. 

In fondo voi umani siete così semplici, così facili. Siete attratti dal marcio. 

Forse perché vi fa sentire meglio di come siete realmente. 

Mi spiace, ma rimarrai deluso. Non verrà. Ci sono io, al suo posto. Era inevitabile che prima o poi ci incontrassimo.

Ora è il momento. 

Non fa altro che parlare di me, come una devota amante, ma non mi rende giustizia.

Io, dal mio canto, come un devoto amante l'osservo contorcersi in invisibili catene. 

Le mie catene. Le uniche che abbia mai indossato, fin da quando, ragazzina, se le avvolgeva attorno al corpo. 

Non è deliziosa, nel suo tentare di fuggirmi? 

"Legami." Chiede, in un anelito di speranza. Ancora spera, nonostante tutto. Mente a te, e mente a sé stessa. Come se io non potessi spezzare quelle effimere catene fatte di mortali passioni, come già ho fatto e come ancora farò. 

Le sue emozioni sono il mio nutrimento. La sua dannazione la mia unica ragione di esistere. 

E non ne ho mai abbastanza.

Quando, apparentemente folle, vagava nei vicoli notturni alla ricerca di una lama, credeva di trovare il chirurgo che ci avrebbe divisi. Ancora una volta vana speranza. Non le permetterei di liberarsi di me così facilmente. Ho a cuore la sua salute. 

Io voglio le sue sensazioni. 

Ogni sua sensazione. 

Dobbiamo provare ogni cosa esista, io e lei, e sono ancora tante quelle che mancano all'elenco, per questo non permetto che le accada niente di male, e anche se a volte si infila in situazioni pericolose ci sono io che la tiro sempre fuori dai guai. 

Dobbiamo provare ogni cosa esista. 

Per questo ti dico: 

"Scopala." Come una troia, senza riguardi. Si abbandonerà a te, ti concederà ogni cosa. E alla luce del sole l'umiliazione si tramuterà in vergogna e io potrò goderne. 

E' delizioso il suo senso di colpa. Così delizioso che mi diverto ad istigarlo ogni volta che posso, per godere del suo struggersi il giorno dopo. 

Il dolore è un'altra sensazione che mi rende potente. 

Ci sono volte in cui è crudele, perché io le sussurro dolci parole d'odio alla mente, allora tu prendila con forza, sbattila contro il muro, o sul tavolo, torcile i polsi dietro la schiena fino a strapparle un grido di dolore. Mettila al suo posto e fottila. Non importa se si ribella e non importa se ti odierà. E' quello che vuole, perché è quello che io voglio. 

Sono stato risvegliato dalla violenza e mi piace sentire la rabbia, la paura e l'impotenza crescere in lei, per questo ci piace, qualche volta, che tu la prenda con rabbia.
Ma fa attenzione, perché io te la cedo solo in usufrutto quindi non me la devi rovinare, altrimenti dovrai pareggiare i conti con me. 

Tutto questo è sublime, ma in realtà è altro che mi interessa. Una parte di lei, un piccolo sole morente, che è quello che mi ha attratto fin dal primo istante. 

Qualcuno l'ha chiamato Sun in the Morning. 

Non la si vede facilmente, si nasconde dietro tutte le altre, è così fragile, come una lucciola un istante prima di spegnersi per sempre. 

Io lo bramo. Quel piccolo sole è quello che voi umani chiamereste il mio amore. In realtà è la mia ossessione. La vera, unica ragione per cui sono qui è che voglio spegnerlo per sempre e portare le sue ceneri via con me. 

Nell'abisso. 

Non me ne andrò, senza. 

E tu, puro di cuore, sei l'unico che può aiutarmi. 

Avvicinati a lei, scorgi quella pallida luce, affondata nella melma, tendi la mano e aspetta. 

Trema e ha paura, si nasconde, ma se hai pazienza si lascerà avvicinare, e sentirai le sue dita sfiorare le tue. 

Aiutala con delicatezza. Tira fuori dall'oscurità quel piccolo astro senza speranza. 

Insegnale a credere in un tempo diverso dall'ora, mostrale il sole e alimentane la fiamma con indicibili promesse. 

Salvala. Solo tu puoi farlo. Sottraila alla mia influenza, portala alla luce, all'aria, alla primavera. 

Spazza via la sporcizia che la ricopre, cancella il peccato, guarisci l'insania, sciogli le molte armature, e quando infine si fiderà di te osservala. 


Finalmente, davanti ai tuoi occhi potrai vedere. 



Me. 



E il ribrezzo che leggerà nei tuoi occhi la renderà perdutamente, irreversibilmente folle. 



Finalmente completamente mia! 



10/06/13

11*6



Bug



Cortocircuito nell'impianto d'allarme

L'invasione della Bestia

Il vagito

Io




E' una notte speciale, questa. 

Sono passate quattro decadi ed una manciata di anni, dalla notte in cui ci fu quel cortocircuito che generò la Belva, o che le permise di entrare e acquattarsi dentro di me, nel fondo di quel baratro che ho idealmente localizzato dietro al diaframma. 

Il momento della nascita. Niente di particolare dirai, amico mio, in fondo tutti si nasce, tutti tranne te, che sei stato generato già adulto, figlio della mia schizofrenia. 


...

"La stiamo perdendo, dottore." 

"Nella mia sala parto non perdiamo proprio nessuno, senza il mio permesso." 

Questo dialogo surreale me l'ha raccontato mia madre quando avevo circa 25 anni. E' quanto lei si ricorda di aver visto, in sospensione, fuori dal proprio corpo, mentre in realtà è restata per alcuni minuti clinicamente priva di battito cardiaco e respiro. Si ricorda anche di aver visto il tunnel e la luce, ma questo è un altro discorso che non è il caso di affrontare qua. 

"Tirate fuori la bambina, che io recupero la madre." 

Un ordine secco. Non so esattamente come sia andata, non ricordo ma vado a tentativi, cercando di ricostruire quei momenti nel modo più fedele possibile.

"Dottore, non respira e non c'è battito."

"Adrenalina. Intracardiaca!"

"Dottore, ma è solo un neonato."

"E quindi? Più che morto non può essere. Procedete senza discutere i miei ordini."


...

E' più forte di me. Io non so fare le cose semplici. Devo complicare tutto, anche nascere è stata una faticata, a quanto pare. 

I conformisti hanno l'abitudine di nascere mostrando al mondo una pelatona lucida, se fortunati ricoperta di peli destinati a cadere in breve tempo.

I contestatori invece nascono di piedi, podalici si dice in gergo tecnico, ed è un modo per affermare al mondo che a loro piace far le cose in modo diverso, rompere il cazzo e complicare la vita a chi gli sta attorno. Sono tipi tosti, quelli. Li stimo un sacco! 

Poi ci sono io. Che nell'indecisione, e non potendo nascere di lato, ho deciso di affrontare la vita nel modo peggiore che potessi scegliere, con il fondo schiena. A "culo col mondo", come si suol dire. (Avevo sicuramente anche il dito medio alzato, ma questo non era importante ai fini medici e non è stato registrato nella cartella clinica. Io però sono sicurissima che sia così.) 

Piegata a metà. 

Per cui larga il doppio. 

Per la gioia di mamma, ovviamente. E dell'equipe ginecologica che mi ha fatta nascere. 

Quei tre minuti circa sono stati fatali. 

Black out! L'impianto d'allarme è andato in tilt. La Bestia è entrata. E non avevano ancora inventato i Ghostbusters!!!!  

Non mi è chiaro cosa sia successo, del resto io non è che fossi molto arzilla, in quei momenti, ma ho la certezza che è iniziato tutto in quei tre minuti. 

La bestia, le mie gemelle cattive, quelle buone. 

Non ho fatto a tempo a distrarmi un attimo che mi sono trovata la monofamiliare occupata da un'intera Legione! 

Che mi ha condizionato la vita, e neanche poco. 

Fin da neonata. 


E' bastato un istante di disattenzione, per permettere alla Bestia di entrare.

Te ne avevo già parlato, ricordi? 

Sono sempre stata tranquilla, da bambina, ma solo all'apparenza. 

E lei, la Bestia, era sempre là, sul fondo, addormentata, ad agitarsi e borbottare, e ad ogni suo sobbalzo io avevo un incubo, da cui spesso mi risvegliavo con le labbra o la lingua morsi. 


Da me. Da lei. 

E non entro nel merito delle discussioni che nascono con quella rompipalle della Vocina, o con Psiche. E i colpi che mi fa prendere Norma quando inizia a far la carogna. 

...

Sono nata con la consapevolezza della morte. 

Anche di questo ne abbiamo già parlato. I bambini, nella loro infinita crudeltà, non si rendono conto che il male e la morte non sono reversibili. 

Io si, sapevo esattamente cosa comportassero. Da sempre. Forse un ricordo inconscio della mia nascita. 

Forse un ricordo inconscio che proviene da lei, trapassato per osmosi alla mia coscienza. 

Questo è ciò che io definisco il bug. Il corto circuito che ha segnato ciò che sono. 

E che ha comportato dei prezzi da pagare, per altro. 

Non puoi nascere due volte in pochi minuti, e sperare di essere una persona come le altre. 

Si potrebbe dire che questo trauma mi abbia bloccato la crescita. 

Vi sono alcune fasi infantili che io, a differenza di tutti gli altri, non sono mai riuscita a superare. 

La prima è quella delle domande e dei perché. 

E' più forte di me. Chiedere, continuamente chiedere. 

Amico mio, fuggimi, se inizio con una domanda, perché sicuramente è solo il prologo di un'eterna sequela, ed ogni tua risposta non farà altro che generarne di nuove, più improbabili ed imbarazzanti. 

Ancora adesso, che son passate quattro decadi ed una manciata di anni, non riesco a sfuggirne il fascino. 

Vi è anche un'altra fase che non ho mai superato, ed è quella orale. 

Non sono mai riuscita a togliermi il brutto vizio di mettere tutto in bocca. 

Quindi, amico mio, se proprio non dovessi riuscire a sfuggire all'interminabile serie di domande, quando proprio non ne potessi più e non sapessi più cosa rispondere, sai come farmi smettere. 



La Legione - Autoritratto

25/05/13

16 - Del prezzo delle scelte

"La sua vita era iniziata diversi anni prima, a sedici anni, un pomeriggio di fine estate, al tramonto, quando il sole basso tinge di rosso le colline ed i boschi. In quel preciso istante l’incoscienza della fanciullezza le veniva strappata via da un mostro troppo orribile per essere guardato negli occhi. 

Non c’era nessuno, attorno, solo il cicaleccio degli uccelli, quando si scambiano gli ultimi canti prima di dormire, e la bestia. 

Calda, ansimante, con la bava alla bocca, si premeva su di lei facendole male, facendole desiderare di non esserci più. 

Chiuse gli occhi e lasciò che la bestia compisse il suo rito, placando la sua fame, senza più sentire gli uccelli cantare, il respiro caldo e affannoso del mostro, il dolore. 

Chiuse gli occhi, e non sentì più nulla, neanche sé stessa."

...

"Era un tardo pomeriggio di fine estate, quando la belva si svegliò. 

Era sempre stata là, addormentata nel fondo della sua anima malata, ma lei non si era mai accorta della sua presenza se non certe volte, la notte, quando rumorosamente s'agitava nel sonno perenne, dettandole incubi così vividi da farle mordere la lingua, per la tensione. 

Dicevano che fosse una bambina tranquilla, ed in effetti era quello che lasciava intendere a chiunque, nascondendo una rabbia incontrollata che lasciava uscire solo raramente, celandola con astuzia dietro il candore di un errore ingenuo di bambina, come quando aveva coscientemente punito il padre per una presunta ingiustizia, facendo sì che si ferisse il piede con delle puntine da ingegnere e poi scusandosi per la disattenzione, mentre in realtà era stato un gesto premeditato, studiato e covato rancorosamente per lunghe ore. 

Ma quel giorno, a sedici anni, la belva venne svegliata. 

Due animali stuzzicarono il corpo in cui dormiva placidamente, ed il dolore, la rabbia, la vergogna e l'umiliazione furono cibo prediletto per una creatura così abbietta, e se ne nutrì, e di queste sensazioni immonde si fece forte. 

Rimase ad incubare per nove mesi, gravidanza impura della violenza, e al rifiorire delle rose venne alla vita con un rigurgito di rabbia. 

Spogliata delle carni dell'infanzia, consapevole del peccato, alla ricerca di una ristoratrice vendetta, dall'esilio di quei nove mesi nacque Sophia. 

...

"Non accettare passaggi in macchina da ragazzi, e non uscire con ragazzi più grandi di te."

Ecco, se un po' mi si conosce, dirmi una cosa del genere equivale a caricarmici sopra, a quella macchina. Adolescente, inquieta, tetra come una campana a morto, ribelle, perennemente contro tutto, sedicenne. Mettici pure un cartellone al neon lampeggiante, che punta alla macchina in oggetto, per essere certo che non mi sfugga!

...

Ci siamo, amico mio, avrai già capito dal doppio incipit che questa notte sarà una notte speciale. 

Ho affilato il bisturi, e sono pronta a tagliare. Proprio come in un'autopsia, il punto che mi interessa questa sera è situato nella cassa toracica, sopra al plesso solare, dove c'è il diaframma. Dove si incastra il respiro, quando un'emozione molto forte ti fa perdere un battito del cuore (ti fa perdere il cuore).

E' là che la belva vive. La belva che sono io. Ed è là che andremo a guardare, direttamente. Nell'attimo in cui si è svegliata, e ha preso il controllo di me. 

Salvandomi, probabilmente, dalla follia. (ma tu sei folle!)

Si parlava di scelte. Io ho scelto di violare una richiesta di mio padre. Io ne ho pagato le conseguenze. Forse il prezzo è stato un po' troppo salato, ma in certe occasioni non è facile mercanteggiare. 

Non servono molti dettagli. 
Loro erano due. 
Figli di papà. 
Io ero una. 
Scema. 
Ammaliata da un tipo di attenzioni a cui non ero assolutamente abituata. 

Alla proposta del giro in macchina e alla passeggiata nel parco sui colli non ci ho visto nulla di male, manco fosse stata la prima volta. 

Colpa mia, non dovevo andare. 
Colpa loro, non dovevano pretendere. 
Colpa nuovamente mia, non avrei dovuto arrendermi. 

Di fatto, ho staccato la spina. 
Quando ho sentito male mi sono arresa e me ne sono andata.
Che facessero quel che volevano, tanto io non c'ero più. 

Io ero andata laggiù, amico mio, sul fondo dell'abisso, dove la Bestia era sveglia. E stava pian piano prendendo il mio posto. Per quasi due anni, dopo quel giorno, non ero più io, ma un'entità rabbiosa, che viveva con il solo scopo di fare del male a qualsiasi essere umano gliene offrisse il benché minimo motivo. Quella che già una volta abbiamo chiamato Sophia. 

Il primo ricordo lucido è la doccia, io accucciata con l'acqua rovente che mi brucia la pelle, il vapore, la nebbia, e nessuna lacrima, nient'altro che rabbia, umiliazione, ed odio. 

Ma non per loro. Per me. Che non ho avuto il coraggio di staccarglielo a morsi, almeno ad uno dei due. Poi probabilmente mi ammazzavano di botte, ma sai che soddisfazione? 

Nove mesi a metabolizzare quello che era successo. E ad imparare a conoscere quella nuova me, Sophia, che non aveva più nulla in comune con la ragazzetta che c'era stata fino all'estate prima. 

E quando Sophia uscì di casa, per la prima volta, era completamente vestita di nero, portava un trucco perfetto, che la faceva sembrare una tragica bambola di porcellana e circa tre chilogrammi di catene avvolte attorno al corpo. 

Ed era molto determinata a non permettere che si ripetesse mai più qualcosa di simile. 

...

Per anni non ho mai raccontato a nessuno quel che era successo, neanche alla mia migliore amica, che non capiva i miei rifiuti ad uscire, né ha mai capito il mio cambiamento, quando finalmente ripresi a farmi vedere.

Un'altra esperienza da aggiungere al bagaglio della mia vita. 

Ho imparato molto, quel giorno. 

Ho imparato che so applicare istintivamente le tecniche di sopravvivenza che vengono utilizzate per resistere alle torture, ad esempio, non che mi serva a molto, però è una cosa interessante. 

Ho anche imparato che dentro di me esiste un'oscurità latente e che è bastato nulla per risvegliarla, ma ora mi è impossibile rimetterla a dormire. 

Ed ho imparato che quando si fa un patto con il diavolo, amico mio, si deve fare molta attenzione ai termini, altrimenti ti frega. 

Tu invece, cos'hai imparato?