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01/07/13

Il gioco interattivo (giochiamo di ruolo?)

E' arrivato luglio.

L'apocalisse annunciata di Google Reader ha appena sfiorato questo mondo fatto di pixel, di bytes, di uno e zero, di niente, di oblio.

Il blogroll è ancora qua, al lato sinistro del mio mondo fatto di nebbia, i feed dei blog che leggo appaiono ancora nella mia bacheca, e tutto sembra esattamente com'era ieri, a parte quell'orrendo pulsante azzurro che dice che sto su bloglovin', se vuoi seguirmi.

Se non vuoi seguirmi non importa, fondamentalmente tanto io scrivo solo per me, per lasciare un'ulteriore traccia di me in questo mondo virtuale che è fatto di nulla, e che sicuramente mi sopravvivrà. I miei cinque minuti di fama, come disse qualcuno. Che già ho avuto, sempre in un questo mondo irreale che è la rete, quando ancora era un oggetto per pochi, e non la discarica dei pensieri banali.

Un po' come l'ultima notte del millennio trascorso, la notte in cui, secondo una me bambina, avrei dovuto cessare di esistere. Anche quella notte ha appena sfiorato questo mondo, e delle paure che portava con sé non è rimasto nulla che qualche risata di scherno e qualche barzelletta sul millennium bug.

...

Com'è strana la testa dei bambini. Ero davvero convinta che sarebbero bastati trentatré anni per provare ogni cosa esista. Avevo sei o sette anni. E per me allora tre decadi e un terzo era un tempo immenso.

Fra le tante cose che non ho mai fatto ce ne sono alcune ormai perdute per sempre:

Fare bungy jumping, ad esempio, credo che ormai verrà relegato nel numero di esperienze che non farò mai. Ad una certa età si deve tenere in considerazione il fatto che la pompa cardiaca non sia più al massimo dell'efficienza, ed io sicuramente non ho vissuto questo mio corpo nell'ottica di farlo durare a lungo.

Probabilmente anche attraversare la Siberia in treno, date le notizie che mi giungono da alcuni amici di quelle terre, è un'altra attività che mi sarà preclusa, a meno di trovare due o tre bodyguard. Che se poi vogliono occuparsi oltre che dell'incolumità anche del piacere del mio corpo sono i benvenuti.

Fare sesso in assenza di gravità! Ecco. Questa è una fantasia che speravo in qualche modo di realizzare, ma temo che dovrò accontentarmi del surrogato in acqua, perché alla mia età e con le mie scarse competenze dubito molto che verrò mai scelta per andare in orbita con tre uomini dai cervelli ipertrofici e quattro o cinque lauree, con cui fare un'esperienza di gruppo al suono di algoritmi ed equazioni differenziali a variabili separabili.

Però pensa, amico mio, alla meraviglia di venir presa mentre, aggrappata ad un oblò della stazione orbitale per non andare alla deriva, osservo l'intero universo davanti a me, con un uomo in me.

Nella mia fantasia malata questo è quanto c'è di più vicino all'essenza del divino.



L'unica cosa che ancor più mi avvicinerebbe alla divinità sarebbe riuscire a rendere vero te, che da fuori della finestra continui devotamente a spiarmi.

Se è vero che probabilmente anche questa fa parte delle esperienze che non potrò mai provare, è altrettanto vero che posso, in un modo un po' contorto e con il tuo aiuto, dare una parvenza di realtà a questa fantasia.

E rendere il gioco più reale.

Come? E' molto semplice: 

Basta che tu che leggi risponda nei commenti in forma anonima, immedesimandoti, fingendoti di essere il mio amico immaginario.

Regole:

Quali regole?

Il mio amico potrà fare domande, esprimere giudizi, considerazioni.

Io risponderò con un post, amico mio, raccontando come sempre solo a te, che ogni notte stai là, fuori della mia finestra, ad osservarmi.


E' solo un nuovo passo in questo mondo che io ho creato per noi due. 

E' solo un nuovo gioco. 




Lets take the time to find ourselves again
Away from daily stress and pain
Though we may find well not come back the same
That happens sometimes when we play
The Game


24/06/13

Harem

Da bambina amavo molto mio padre.

E lui amava molto le moto e le auto. Passavo le ore assieme a lui, la domenica, a guardare le corse, e mi ero così applicata da essere capace di riconoscere ogni moto all'epoca in commercio dal rombo del motore, ed ogni auto dalla sagoma dei fanali, la notte, solo per compiacerlo.

E lui, orgogliosamente, non perdeva occasione di sfoggiare le mie capacità, trasformandomi in un'adorabile infiltrata, la mascotte del gruppo di maschi motociclisti suoi amici, i quali facevano a gara a spupazzare la bambolina che conosceva le moto meglio di loro, unica femmina in un mondo maschile.

Della mia infanzia quelli sono fra i momenti che ricordo con più piacere. Io, principessa contesa da quei cavalieri, i cui destrieri erano fatti di metallo e cromature, rombavano come un tuono e volavano veloci come il vento.

...

Ben presto mi sono resa conto che conoscere il suono del motore di una moto non era più un buon modo per ottenere quelle meravigliose attenzioni, ma la natura è venuta in mio soccorso, dotandomi oltre che di una mente acuta, anche di un'altra generosa, abbondante ed altrettanto utile qualità, di cui inconsciamente già all'età di dodici anni iniziavo a fare uso, per manovrare a mio piacere i compagni di classe.

Fin da piccola, ogni anno passavamo un paio di settimane in montagna, sulle Dolomiti, e a quattordici anni mi accorsi che alcune delle guide amici di mio padre avevano preso a comportarsi, e soprattutto a guardarmi, in modo diverso.

Fu un attimo, per me, approfittare di tale situazione.

Adolescente, ribelle ed edonista, grazie alla supervisione di adulti amici di papà, sfuggivo al giogo del controllo paterno, girandomi tali adulti sulla punta delle dita e facendomi accompagnare ovunque io volessi.

Niente di particolarmente grave o scabroso.

Semplicemente loro mi portavano in quei luoghi oscuri dove mai donna deve mettere piede, un po' come sul ponte di una nave pirata. I Sancta Sanctorum delle guide alpine, dove generazioni di uomini si sono trovati a fumare, giocare a carte, bere grappa e soprattutto bestemmiare.

Mai alcuna donna, tranne la sottoscritta. Quando arrivavamo ai vari rifugi era sempre un gran fermento:

"C'è il Sandro con la figlia del bolognese."

E le bottiglie di grappa migliore venivano aperte, i bicchieri riempiti, ed i santi uccisi in un tiro a segno che non risparmiava nessun giorno del calendario, in un'allegria assolutamente casta, maschile, e ancora una volta io ero la principessa in un mondo che, normalmente, non ammette presenza femminea.

...

Alle superiori scelsi un indirizzo elettronico, eravamo in cinque ragazze a inizio anno. Dalle vacanze natalizie rientrai solo io, le altre quattro si erano arrese ai soprusi dei fanciulli. Io ho dovuto sudare parecchio, ma so come farmi valere, se serve.

E so anche come farmi amare. Non dimenticare, amico mio, che la parte migliore di me è il mio cervello, e lo uso. Anche quando mi fa comodo fingere di no.

In ogni caso, dopo un braccio di ferro durato diversi mesi, si è venuta a creare la situazione perfetta. Io e cinquecento ragazzi.

Mai mischiare piacere e dovere, e la scuola, tutto sommato, è pur sempre un dovere, anche se ho sempre saputo trarre il massimo piacere da ogni situazione, per cui non c'era nessun genere di coinvolgimento sessuale. Men che meno sentimentale. 

Però potevano adorarmi incondizionatamente. Glielo permettevo a rotazione. L'ultimo anno venivo segnata assente, ma ero a scuola, nel bagno delle donne. Ero l'unica, era mio. E della mia corte.

...

Poi cresci e ti vengono a raccontare della monogamia, della gelosia, e scopri che ti hanno fregata alla grande.

Che dopo un poco che giochi o sei disposta a fare la persona seria, oppure il compagno di giochi se ne va.

E se anche ci provi, a crescere, sei fregata due volte, perché il tizio di turno inizia ad essere geloso di tutti i tizi che ci sono stati prima di lui.

Tutto diventa molto complicato. E troppo poco piacevole. 

Io rivoglio il mio harem! 

Oppure un tizio che sia psicopatico almeno quanto me, con almeno una ventina di personalità diverse con cui poter giocare!

Con un uomo del genere, con le mie gemelle cattive, con i suoi gemelli buoni, potremmo divertirci finché dura la notte.

Altroché harem! 

Sarebbe una vera orgia! 





Io sono ISSIMA. Almeno a detta di "chi" mi ha "regalato" questo pezzo. 
Non mi stancherò mai di ringraziarlo per tal presa per i fondelli! 



09/05/13

17

Il sentiero che costeggia il torrente, in questo angolo di parco, è chiaramente poco frequentato e nascosto alla vista dall'argine che, rivestito d'alberi, costituisce uno sbarramento naturale allo sguardo dei curiosi. 

E' il primo pomeriggio, ed il sole a picco riduce le ombre a scarse chiazze ai piedi dei cespugli. 

In questa giornata di tarda primavera l'afa regna, così come le zanzare che creano nubi vorticose sul pelo dell'acqua stagnante, e l'unico suono che si sente è il chiacchiericcio ininterrotto degli uccelli, improvvisamente spezzato da due diversi tintinnare. 

Scorrendo con lo sguardo lungo il sentiero, verso nord, si incontrano due paia di piedi, i primi calzati in ciabatte di cuoio indiane, i secondi in anfibi, ma non quelli fighetti del Dr. Martens, bensì quelli pesanti, acquistati in un banchetto di articoli militari usati. 

Risalendo verso l'alto, lungo le due figure, sopra le ciabatte indiane si vedono caviglie sottili e polpacci ambrati d'una precoce abbronzatura, poi calzoni di canapa a righe lilla e verdi, mentre dagli anfibi scaturiscono un paio di jeans stinti, attillati, scarabocchiati con un pennarello nero, recanti i simboli di svariati gruppi musicali, oltre alle grida di un'anima inquieta. 

Ciabattine Indiane indossa una casacca di garza con fiori multicolori, chiusa sul seno da laccetti terminanti ognuno con un grappolo di minuscoli sonagli rotondi, mentre anfibi militari porta quella che un tempo era un t-shirt verde con la stampa di un teschio che stringe fra i denti un coltello, seviziata brutalmente fino a divenire una canotta sbilenca, che lascia vedere la carnagione fin troppo chiara, e un giubbotto di pelle nero, anch'esso scritto con un pennarello di vernice bianco, e decorato con una miriade di spille da balia, come se fossero le mostrine di un veterano di guerra. 

A completare il look delle due adolescenti ci sono collana, orecchini, bracciali e cavigliere di argento indiano, ornati da campanellini identici a quelli della casacca e che tintinnano allegramente ad ogni suo movimento, per ciabattine indiane, mentre l'altra porta avvolte attorno al corpo circa tre chili di catene, oltre a svariate borchie ai polsi e alla vita. 

Per comodità chiamerò "Ciabattine Indiane" Allegra e "Anfibi Militari" Sophia, per distinguerle una dall'altra più facilmente. 

Raggiunto un punto in cui il torrente fa un'ansa le ragazze si siedono a terra, proprio sulla riva ghiaiosa, Allegra sempre a parlare, incessantemente, e Sophia che grugnisce qualche assenso, di tanto in tanto regalando un commento sarcastico all'amica. 

Sono una strana coppia, quelle due, così mal assortite fra loro eppure inseparabili fin da quando erano piccolissime. Sophia inizia a calciare sassi nel fiume mentre Allegra prepara una canna d'erba, che accende e passa all'amica dopo qualche tiro. 

Sono diverse, quelle due, così mal assortite. Allegra fuma le canne perché la fanno ridere, la fanno divertire e la rendono più affascinante con i ragazzi, mentre Sophia le fuma perché la fanno pensare, come se già non pensasse abbastanza da lucida, come se già non si facesse abbastanza male da lucida. 

La pigrizia del primo pomeriggio viene spezzata dal risentito gracidare di un rospo, disturbato nel suo appostamento da un sasso calciato da Sophia nell'acqua stagnante del torrente in secca, poi alle spalle delle due ragazze, da un cespuglio distante una decina di metri, un rumore alieno. 

Allegra si volta di scatto. Lei è la brava ragazza, insegna catechismo ai bimbi della parrocchia, ed è stata cresciuta nei precetti morali e bigotti catto-comunisti, ha paura dell'uomo nero, dello sconosciuto che potrebbe farti male, traviarti, rapirti, portarti all'inferno. 

Sophia si gira a sua volta. Lei non è brava. Non insegna catechismo. E' stata cresciuta da una famiglia di sinistra, ma non ha alcun imprinting religioso. Se lei incontra l'uomo nero lo prende a calci in culo, o almeno ci prova. E se esistesse un diavolo gli regalerebbe volentieri la propria anima, in cambio di veder realizzato il proprio desiderio: poter provare ogni cosa esista. 

C'è un uomo, là, nei cespugli.  

Si sta masturbando. 

Allegra emette un gridolino stridulo e sussurra all'amica: "Scappiamo."

Sophia si alza in piedi e sibila all'amica: "Non ti muovere."

...

E' il primo pomeriggio, fa molto caldo e pare che l'intera città stia dormendo. Là, in quell'angolo di parco, neanche il rumore del traffico arriva a disturbare, è come se per arrivarci si dovesse varcare una soglia che ti porta altrove. Probabilmente là, in quell'angolo di parco, nascosto allo sguardo dall'argine del torrente e scelto proprio per questa ragione, quell'uomo potrebbe fare del male alle due ragazze, e probabilmente se questo fosse un film tutti gli spettatori darebbero ragione ad Allegra, scappate. E' questo, che stai gridando nella tua mente, amico mio? 

"Scappate!" 

E' strano, quel che può accadere, in quegli angoli di mondo che sono slegati dal continuum spazio temporale. Così strano. Si narra persino che un topolino abbia ipnotizzato un cobra, in uno di questi strani luoghi. 

...

Il viso di Sophia è accuratamente truccato, così come accuratamente sono avvolte le catene attorno al suo corpo, così come accuratamente ha lacerato la t-shirt, perché nulla, in lei, è casuale. Ogni singolo particolare è studiato con maniacale cura. Così il volto pare quello di una bambola dannata. La carnagione, già pallida perché cerca di non esporla mai direttamente al sole, è resa ancor più chiara ed uniforme da una cipria che la fa sembrare di porcellana. Le labbra sono tinte di rosso sangue e contornate di nero, gli occhi ingranditi da un ombretto scurissimo. 

E all'improvviso piega le labbra ad un sorriso aperto, lascivo, un sorriso a cui gli occhi, però, rifiutano di partecipare. 

"Perché te ne stai là nascosto, tipo?" 

Da un tiro alla canna, e sbuffa fuori il fumo, mentre cammina direttamente verso l'uomo. 

Lui è indeciso, è evidente che il comportamento della ragazza lo ha spiazzato, quelli della sua razza sono profondamente vigliacchi, si nascondono e godono nell'ombra, ma non sanno affrontare direttamente l'oggetto del loro desiderio. 

Sophia continua ad avvicinarsi, ed a parlare. La voce suadente va via via cambiando di tono. E' uno dei tanti doni che ha, saper usare la propria voce come uno strumento, è innato e solo da poco ne sta iniziando a comprendere il potere. 

"Sai, è molto più divertente se lasci fare a me."

Allegra si è alzata, ed insegue l'amica cercando di afferrarla alla cintura, implorandola di andare via, mentre Sophia continua ad avanzare sempre più rapidamente verso il cespuglio, e a ogni tre passi in avanti di lei corrisponde un passo indietro di lui.

"Potrei masturbarti io, lo so fare, davvero." 

Continua a parlare, ma ora c'è un qualcosa di stonato, una nota stridula che si somma al clangore del ferro che la cinge. 

"Poi potrei prendertelo in bocca."

Due passi. Solo due passi e potrebbe farlo davvero. 

"E staccartelo a morsi." 

Gli grida in faccia. 

E' tutto così rapido che Allegra ha l'impressione che l'uccello dell'uomo s'ammosci prima ancora che Sophia abbia pronunciato quest'ultima frase. 

Lui si gira, prende a correre. Sophia lo rincorre in mezzo all'erba alta. 

Lui ha ancora il cazzo fuori dalla patta dei calzoni. Pende miseramente come una lumaca morta. 

"Perché scappi, pezzo di merda? Non te lo facciamo più venire duro, quel cazzetto che ti ritrovi?" 

La scena è surreale. Un uomo con l'uccello fuori dai calzoni inseguito da una ragazzina vestita come una ferramenta, a sua volta inseguita da una figlia dei fiori in ciabatte, su per l'irto argine di un torrente. 

E' un attimo, poi una crepa nel terreno è fatale. La punta dell'anfibio vi si pianta dentro, Sophia crolla al suolo, ancora gridando offese verso l'uomo, che corre che nemmeno Mennea (*), sparendo ben presto oltre la sommità del declivio. 

L'impatto con il suolo è duro e Sophia non fa nulla per proteggersi. Sbatte il viso sull'argilla secca, le braccia aperte, rimane stesa a terra, prona, come se fosse crocifissa. 

Quando Allegra, arrancando a causa delle ciabatte, la raggiunge, la trova ancora là. 

Le solleva il viso, e la maschera di porcellana è sciolta da nere lacrime e da rosso sangue. 

...

"Voglio provare tutte le cose che esistono, e poi morire la prima notte del 2000!"

Dissi alla mia unica amica, un giorno di molti anni prima di questi fatti che ti ho appena raccontato, con una serietà ridicola per una bimba di sei o sette anni. 

Il 2000 è passato da molto tempo, ma ancora non ho finito di sperimentare tutte le cose che esistono. 

Ho fatto un patto con il diavolo, la mia anima è dannata, la morte può attendere. 





(*) Cit. Daniele Silvestri






In ricordo di "Allegra"
Per lei la droga era un gioco
E il gioco è stato più duro di lei.



12/04/13

Cattiva

"La maestra dice che picchi sempre un tuo compagno, all'asilo. E' vero?"

Occhi verde muschio vagano per la stanza fino a fissarsi sulla finestra. 

"..." 

"Guardami quando ti parlo, per favore." 

Una nube di temporale oscura gli occhi della bambina che, ubbidiente, torna a guardare la madre in silenzio. 

"Allora, è vero che picchi Alessandro, all'asilo?"

"Si, è vero!"

"..."

"..."

"Perchè? Perchè picchi Alessandro? Cosa ti ha fatto?"

Il verde muschio viene sostituito dal colore marcescente degli stagni putridi, mentre la voce della bambina aumenta di tono fino a diventare stridula, acuta, rabbiosa. 

"Dice che da grande mi sposa e io non voglio. Io non mi voglio sposare. Così lo picchio. Così lui capisce che sono cattiva e non mi sposa più!"


...

Ero una bambina cattiva. 

Sono stata una cattiva ragazza. 

Ora sono una donna. Cattiva. 

Lo vedi, mio caro amico immaginario, il filo che sto svolgendo per te, nel tempo e nello spazio, per portarti fino in fondo al baratro dove si nasconde la bestia spaventosa che sono? 

Sto mantenendo la mia promessa, mi sto mettendo a nudo per te. E so che tu ci sei e mi spii, là, dietro la tenda volutamente socchiusa, dalla fessura, nella nebbia. 

Non posso essere diversa da ciò che sono. Non puoi chiedere ad una belva di non sbranarti, è nella sua natura divorare le proprie prede. 

Così non puoi chiedere a me di essere buona. La crudeltà è molto più appagante. 

Ma è un piacere che costa caro, ed io ho sempre pagato il conto molto salato. E non mi sono mai tirata indietro. Ma questo è un altro discorso, e ne parleremo un'altra volta. Ora l'argomento è la crudeltà, ed io ho il brutto vizio di divagare, ma non voglio farlo, ora, quindi ritorno all'argomento iniziale. 

Dicevo che sono crudele. Ma infinitamente generosa, nella mia cattiveria. 

Posso darti ogni cosa. Ma solo per il gusto di togliertela, nell'attimo in cui meno te l'aspetti. Così, senza una vera ragione, solo perchè sono una bambina cattiva. O forse perchè voglio che tu lo pretenda nuovamente, e mi imponga di dartene ancora di più. Mi costringa a dartene ancora di più!

Immagina una puledra selvatica, che non ne vuole sapere di essere domata e montata. Però non riesce a resistere al fascino di quella mano che regge lo zuccherino. Sarai così bravo da tendere la giusta esca, per farmi cadere nel tranello e avvicinarmi quanto basta per imprigionarmi, o otterrai solo di ricevere un poderoso calcio e farmi fuggire via? 

Ed io... io sarò così brava da farti desiderare di catturarmi, ammaestrarmi e rendermi tua? 


...

E' così complesso per me comprendere cosa mi muove. Ed è così complesso spogliarmi delle mie mille maschere. Le indosso da tanto tempo che ormai non mi è più possibile capire se sono io o loro. 


Non so chi sono. 
Ma sono cosa sono. 

Io sono l'eccesso.
Il peccato.
La malattia. 

E voglio diventare il TUO eccesso, il TUO peccato, la TUA malattia. 

In fin dei conti è solo un gioco. Insano e morboso. Dove in palio c'è un premio di poco conto. La nostra anima. Continuerai a giocare con me? 


There is no beast without cruelty.
(Non c'è belva priva di crudeltà.)
F. Nietzsche





Giusto per smentirmi e per non prendermi troppo sul serio,
 perchè in fondo non sono così cattiva come mi racconto, ti tolgo la curiosità.
Non mi sono mai sposata!