L'uomo del telefono se n'è andato, amico mio, e siamo rimasti io e te, di nuovo soli, io nella mia stanza, illuminata solo da una candela e dal monitor del computer e tu, fuori, nel mio giardino, appostato dietro l'oleandro, fra le siepi d'alloro.
Ho aperto la tenda, e anche i vetri della finestra, e gli scuri sono socchiusi un po' meno del solito, e tu puoi riuscire a vedermi, seduta sulla poltrona, davanti la scrivania, illuminata dalle ombre danzanti della fiammella in balia della corrente.
Seppure ormai le rose sfiorite suggeriscano alla primavera che è ormai prossima la fine, questo maggio sembra non volersi rassegnare all'arrivo dell'estate e s'aggrappa disperatamente a questi ultimi aliti d'inverno.
L'aria è fredda e io non indosso altro che slip e canotta, perché desidero sentirla sulla pelle, lasciare che mi carezzi le braccia, la schiena, il collo, facendomi rabbrividire e tremare, così come mi fa rabbrividire e tremare il tuo sguardo, che sento impudico frugare nelle mie perversioni, insaziabile, desideroso di andare a fondo, sempre più a fondo, fino a scorgere, finalmente, l'abominio finale che poi sono io.
L'uomo del telefono se n'è andato, dicevo, o meglio sarebbe dire che io sono fuggita (L'arte della fuga è un'arte nobile).
Se non me ne fossi andata, se avessi lasciato che le cose proseguissero come lui aveva accennato, dopo qualche tempo la passione si sarebbe trasformata in noia, l'arroganza poi sta bene se servita in piccole dosi, io mi conosco, sarei diventata insofferente, avremmo iniziato a discutere, e quei momenti così intensi sarebbero affogati in un mare di mediocrità.
Me ne sono andata forse in modo vigliacco, è vero, ma gli ho risparmiato l'umiliazione di implorarmi di cambiare idea e gli ho lasciato un ricordo agrodolce che probabilmente non lo lascerà mai. E delle sensazioni forti. Emozioni intense, da far tremare le gambe e fermare il cuore.
E a me è rimasto il Jazz. E per qualche tempo anche lo Space Shuttle del sesso, poi si è rotto, peccato.
...
Siamo rimasti io e te. Tu, il mio uomo perfetto, amico immaginario figlio della mia schizofrenia.
Somma Omnia dei pregi e dei difetti di ogni uomo abbia in qualche modo lasciato un segno nella mia esistenza, capace di mutare come il vento, così da adeguarti alle tante me che si inseguono costantemente, in una danza psichedelica folle e tribale.
Che scende inevitabilmente sempre più verso il fondo della mia malattia.
A cui mi rendo conto sto girando attorno, senza mai realmente parlarne, e non perché non voglia, ma perché non riesco a trovare le parole per esprimere realmente i concetti che si accalcano senza poter essere espressi, come se le sinapsi si intasassero e non permettessero a nulla di sensato di uscir fuori dalla mia mente insana.
Capisco perché il Cristo si esprimesse per parabole. Non per l'incapacità di comprendere del suo pubblico, ma per l'impossibilità sua di trovare le giuste parole. E con questo non è che voglia paragonarmi a Cristo, prima che qualche anatema mi fulmini immantinente, era solo una considerazione sul come, a volte, le storie e le immagini esprimano i concetti molto meglio che le semplici parole.
...
Io sono dannata. E chiunque, sentendo tale affermazione, potrebbe farsi una sana risata, soprattutto sapendo che a farla sono io, che mi professo assolutamente non credente, se non nelle forze del Caos-Caso.
La mia dannazione nasce dalla consapevolezza che tutto sia futile e che nulla valga realmente la pena.
Attento, amico mio, questo è un terreno scivoloso. Quando avrò finito di parlare, tu potrai non credermi, e per te non sarà cambiato nulla, oppure potrai anche tu vedere quel che vedo io, anche se solo da lontano e molto sfuocato, e in quel momento tutto sarà leggermente diverso. Non tanto, appena appena.
In ogni caso, qualsiasi cosa tu faccia non serve a nulla. I tuoi progetti falliranno per cause indipendenti dalla tua volontà, e se non falliranno sarà perché riuscendo mineranno la possibilità di ottenere qualcosa di meglio e più importante.
E' quel grandissimo figlio di puttana di Murphy che se la ride, e non importa se in realtà le famose leggi sono inventate da Arthur Bloch. Anche Dio è stato inventato da qualcuno, e guarda quanta gente è morta in suo nome.
Ma torniamo a Murphy. Se qualcosa può andare storto lo farà. Niente di più vero. Da che parte cadrà la fetta biscottata? Sempre da quella imburrata, ovviamente.
Ora veniamo a te, amico mio. Torni a casa dal lavoro, una giornata stressante, il capo ti ha ripassato avanti e indietro perché sospetta che la moglie abbia l'amante e doveva sfogare la rabbia, hai perso la metro e quella dopo era stipata, e accanto a te avevi tre adolescenti sudaticci che continuavano a pestarti i piedi.
Arrivi a casa, ti spogli, ti prepari un bagno caldo. Ti infili nella vasca e chiudi gli occhi. Squilla il telefono. Vorresti non rispondere, ma hai spedito giusto un mese fa i manoscritti del tuo romanzo a tutti gli editori italiani e magari potrebbe essere uno che ti ha accettato. O invece... e se fosse Anna che finalmente si è stancata di farsi picchiare da quell'ubriacone di suo marito e vuole che tu vada a salvarla, qual novello principe azzurro?
Scatti fuori dalla vasca, veloce che non riattacchino, corri, il piede bagnato scivola sulle piastrelle di ceramica, il bordo del lavabo ti si fa incontro con la solerzia di un amante, accoglie il tuo cranio.
Sbang
E tu non saprai mai se vincerai il Nobel per la letteratura, amico mio, e neanche se Anna continuerà a farsi massacrare di cazzotti ogni notte, perché la tua testa si è spappolata, e la poltiglia grigiastra è sparsa per tutta la stanza, assieme al tuo sangue, e alla schiuma da bagno.
Questa è una consapevolezza difficile da digerire.
A qualsiasi età.
Per uno strano bug io ci convivo da quando ne ho memoria.
Da sempre.
Quando vivi tutta la vita con la consapevolezza che tutto sia futile, allora l'importanza di ogni attimo, anche il più orribile che si possa immaginare, diventa enorme.
E la differenza fra vivere e morire diventa davvero piccola.
Sono riuscita, amico mio, a spiegarti almeno una piccola parte della mia dannazione?

