24/05/13

Interludio

L'uomo del telefono se n'è andato, amico mio, e siamo rimasti io e te, di nuovo soli, io nella mia stanza, illuminata solo da una candela e dal monitor del computer e tu, fuori, nel mio giardino, appostato dietro l'oleandro, fra le siepi d'alloro. 

Ho aperto la tenda, e anche i vetri della finestra, e gli scuri sono socchiusi un po' meno del solito, e tu puoi riuscire a vedermi, seduta sulla poltrona, davanti la scrivania, illuminata dalle ombre danzanti della fiammella in balia della corrente.

Seppure ormai le rose sfiorite suggeriscano alla primavera che è ormai prossima la fine, questo maggio sembra non volersi rassegnare all'arrivo dell'estate e s'aggrappa disperatamente a questi ultimi aliti d'inverno. 

L'aria è fredda e io non indosso altro che slip e canotta, perché desidero sentirla sulla pelle, lasciare che mi carezzi le braccia, la schiena, il collo, facendomi rabbrividire e tremare, così come mi fa rabbrividire e tremare il tuo sguardo, che sento impudico frugare nelle mie perversioni, insaziabile, desideroso di andare a fondo, sempre più a fondo, fino a scorgere, finalmente, l'abominio finale che poi sono io. 

L'uomo del telefono se n'è andato, dicevo, o meglio sarebbe dire che io sono fuggita (L'arte della fuga è un'arte nobile).

Se non me ne fossi andata, se avessi lasciato che le cose proseguissero come lui aveva accennato, dopo qualche tempo la passione si sarebbe trasformata in noia, l'arroganza poi sta bene se servita in piccole dosi, io mi conosco, sarei diventata insofferente, avremmo iniziato a discutere, e quei momenti così intensi sarebbero affogati in un mare di mediocrità. 

Me ne sono andata forse in modo vigliacco, è vero, ma gli ho risparmiato l'umiliazione di implorarmi di cambiare idea e gli ho lasciato un ricordo agrodolce che probabilmente non lo lascerà mai. E delle sensazioni forti. Emozioni intense, da far tremare le gambe e fermare il cuore.

E a me è rimasto il Jazz. E per qualche tempo anche lo Space Shuttle del sesso, poi si è rotto, peccato. 

...

Siamo rimasti io e te. Tu, il mio uomo perfetto, amico immaginario figlio della mia schizofrenia. 

Somma Omnia dei pregi e dei difetti di ogni uomo abbia in qualche modo lasciato un segno nella mia esistenza, capace di mutare come il vento, così da adeguarti alle tante me che si inseguono costantemente, in una danza psichedelica folle e tribale. 

Che scende inevitabilmente sempre più verso il fondo della mia malattia. 

A cui mi rendo conto sto girando attorno, senza mai realmente parlarne, e non perché non voglia, ma perché non riesco a trovare le parole per esprimere realmente i concetti che si accalcano senza poter essere espressi, come se le sinapsi si intasassero e non permettessero a nulla di sensato di uscir fuori dalla mia mente insana. 

Capisco perché il Cristo si esprimesse per parabole. Non per l'incapacità di comprendere del suo pubblico, ma per l'impossibilità sua di trovare le giuste parole. E con questo non è che voglia paragonarmi a Cristo, prima che qualche anatema mi fulmini immantinente, era solo una considerazione sul come, a volte, le storie e le immagini esprimano i concetti molto meglio che le semplici parole. 

...

Io sono dannata. E chiunque, sentendo tale affermazione, potrebbe farsi una sana risata, soprattutto sapendo che a farla sono io, che mi professo assolutamente non credente, se non nelle forze del Caos-Caso. 

La mia dannazione nasce dalla consapevolezza che tutto sia futile e che nulla valga realmente la pena. 

Attento, amico mio, questo è un terreno scivoloso. Quando avrò finito di parlare, tu potrai non credermi, e per te non sarà cambiato nulla, oppure potrai anche tu vedere quel che vedo io, anche se solo da lontano e molto sfuocato, e in quel momento tutto sarà leggermente diverso. Non tanto, appena appena. 

In ogni caso, qualsiasi cosa tu faccia non serve a nulla. I tuoi progetti falliranno per cause indipendenti dalla tua volontà, e se non falliranno sarà perché riuscendo mineranno la possibilità di ottenere qualcosa di meglio e più importante.

E' quel grandissimo figlio di puttana di Murphy che se la ride, e non importa se in realtà le famose leggi sono inventate da Arthur Bloch. Anche Dio è stato inventato da qualcuno, e guarda quanta gente è morta in suo nome. 

Ma torniamo a Murphy. Se qualcosa può andare storto lo farà. Niente di più vero. Da che parte cadrà la fetta biscottata? Sempre da quella imburrata, ovviamente. 

Ora veniamo a te, amico mio. Torni a casa dal lavoro, una giornata stressante, il capo ti ha ripassato avanti e indietro perché sospetta che la moglie abbia l'amante e doveva sfogare la rabbia, hai perso la metro e quella dopo era stipata, e accanto a te avevi tre adolescenti sudaticci che continuavano a pestarti i piedi. 

Arrivi a casa, ti spogli, ti prepari un bagno caldo. Ti infili nella vasca e chiudi gli occhi. Squilla il telefono. Vorresti non rispondere, ma hai spedito giusto un mese fa i manoscritti del tuo romanzo a tutti gli editori italiani e magari potrebbe essere uno che ti ha accettato. O invece... e se fosse Anna che finalmente si è stancata di farsi picchiare da quell'ubriacone di suo marito e vuole che tu vada a salvarla, qual novello principe azzurro?

Scatti fuori dalla vasca, veloce che non riattacchino, corri, il piede bagnato scivola sulle piastrelle di ceramica, il bordo del lavabo ti si fa incontro con la solerzia di un amante, accoglie il tuo cranio. 

Sbang

E tu non saprai mai se vincerai il Nobel per la letteratura, amico mio, e neanche se Anna continuerà a farsi massacrare di cazzotti ogni notte, perché la tua testa si è spappolata, e la poltiglia grigiastra è sparsa per tutta la stanza, assieme al tuo sangue, e alla schiuma da bagno. 

Questa è una consapevolezza difficile da digerire. 

A qualsiasi età. 

Per uno strano bug io ci convivo da quando ne ho memoria. 

Da sempre. 

Quando vivi tutta la vita con la consapevolezza che tutto sia futile, allora l'importanza di ogni attimo, anche il più orribile che si possa immaginare, diventa enorme. 

la differenza fra vivere e morire diventa davvero piccola.

Sono riuscita, amico mio, a spiegarti almeno una piccola parte della mia dannazione? 




12 commenti:

  1. La puoi chiamare "dannazione",ma viene anche chiamata sana voglia di vivere...

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si... ma a differenza della sana voglia di vivere, questa consapevolezza lascia un senso di urgenza e di malessere.

      Troppe cose da fare, e così poco tempo a disposizione per farle tutte...

      Ovviamente per i comuni mortali, io ho fatto un patto! :P

      Elimina
  2. e poi dicono che una telefonata allunga la vita... se qualche homo telefonicus, che non ha ancora capito che esiste la posta elettronica, pensa di potermi rompere i coyotes mentre mi faccio un bagno caldo, la reazione muscolare più intensa che potrà provocare sarà il silenzioso innalzamento del mio dito medio... :-))))

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ecco un uomo che dalla vita ha capito tutto!

      Ciao, Nicola :)

      Elimina
  3. Con queste parole ho capito che, in fondo, siamo un sacco simili.
    Certo, tu sei la nebbia fresca (o fredda?) e io sono più un sole, almeno penso.
    Ma il concetto finale non cambia.
    Anche io la penso come te. E' un attimo, l'andarsene. Senza sapere del romanzo o di Anna. O di niente altro.
    Ecco perché io voglio godermi gli attimi, le piccole cose.

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ed ecco perché non potevo fermarmi a quella ormai tristemente famosa grata dell'autogrill.

      Dovevo andare avanti e concedere a Voce Profonda il beneficio del dubbio. Forse non era davvero solo il banale ometto alla ricerca dell'orrore quotidiano come poi si è rivelato...

      Mist

      Elimina
    2. Beh, questo non potrai mai saperlo.
      Persino lo shuttle s'è rotto XD

      Moz-

      Elimina
    3. Già, le cose belle non durano mai! :P

      Elimina
  4. E' una questione di fisica. La fetta imburrata cade dalla parte del burro perchè pesa di più. Così, di solito, finiscono le cose migliori, più desiderate, più affascinanti : cadono dalla parte del burro,si corrompono,diventano inaccessibili.La sfiga non c'entra. Si chiama vita.Ma spalmare una fetta col burro, finchè non cade, è già una bella soddisfazione.
    Centrato ? Spero di si.:)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti io non ho mai parlato di sfiga... ma di futilità delle cose e della necessità di non lasciare sfuggire alcun istante, perché ogni attimo è prezioso, e potrebbe non essercene un altro, dopo.

      In pratica io non mi accontento di aspettare che la fetta biscottata cada. O la Mangio subito, o non la mangio affatto :)

      Elimina
    2. La fetta imburrata cade dalla parte del burro, ed il gatto sempre in piedi... Se metti una fetta imburrata sulla schiena del gatto, hai creato l'antigravità, si fermano a pochi cm da terra e ruotano all'infinito senza sapere cosa far atterrare!!

      Elimina
    3. Secondo me cadono di fianco.

      Elimina

Siccome sono estremamente generosa, ho deciso di permettere anche agli utenti anonimi di commentare. Dati gli argomenti trattati, capisco che molti non vogliano mettere il loro nome, qua sotto, e per questo offro questa possibilità. Questo però non significa che abbiate la licenza di scrivere ogni cosa vi passa per la testa. Gli insulti gratuiti, ad esempio, verranno cestinati. Faccio affidamento sul vostro buon senso. E siccome questo è il MIO mondo, e qua vigono le mie regole, l'unico giudizio insindacabile ed inappellabile su cosa rientri nel buon senso spetta a me. Tutto quello che, a mio modesto parere, è spazzatura, verrà impietosamente cestinato. Mi riservo anche di ritornare sui miei passi, se la mia fiducia nel genere umano si dimostrasse mal riposta.