18/04/13

Redenzione


E' una domenica mattina di agosto e fuori dalla finestra aperta splende il sole. Fa caldo, ma non tanto da non riuscire a sopportare un altro corpo accanto al mio, anzi, è piacevole un'altra presenza, nella stanza che profuma di tranquillità, silenzio e sesso.


...

No, amico mio, non sto cambiando di colpo le regole del mio (nostro) mondo, non ti preoccupare.

Guarda, la poltrona è là per te, la vedi? E' di quelle comode, imbottite, avvolgenti, di tessuto pesante e dal gusto un po' antiquato e barocco, ed anche i vari drink sono lì ad aspettarti. Mi sono permessa, anzi, di lasciarti anche qualche quadretto di cioccolato fondente, se lo vuoi gustare assieme al whisky, o al rum, non con la tequila, però! La tequila richiede il gusto aspro del limone e quello che odora di mare del sale.

Mettiti comodo, versati da bere e perchè no, accenditi una sigaretta, o un sigaro, o anche la pipa, se lo preferisci, è così gradevole l'odore del fumo della pipa, così piacevole e così maschile, in qualche modo. Questo mondo che ho creato per noi due, mio caro amico immaginario, è un mondo di piacere e perversione, ed anche il fumo è un piacere, quindi non privartene, ed abbandonati al racconto.


...

"Quanti uomini ti hanno avuta, prima di me?"

I nostri corpi sono così vicini da sembrare una cosa sola, la mia coscia, fra le sue, sta stuzzicandolo lentamente, per prepararlo ad un altro round e le mie unghie gli scorrono sulla schiena, tracciando ghirigori rossastri, destinati a svanire in pochi attimi.

"Non ne ho idea. E' importante?"

Sorrido, anche se è giorno, anche se c'è il sole. Quasi non sembro neanche io, che sono una creatura notturna.

"Beh, saprai con quanti uomini sei andata a letto."

Rido, ma non c'è vera allegria, in questa risata. C'è qualcosa di sbagliato, in questa conversazione, ed una premonizione mi si agita nello stomaco, dolorosamente. 

"Lo sai che non sono mai stata una brava ragazza."

Occhi verde muschio attraversano la stanza fino a puntarsi sul cielo terso, alla ricerca di un'imperfezione in quella distesa ora troppo azzurra per essere sopportata, per evitare quelli neri, profondi, che ora paiono denudarmi ben più di quanto già non sia, per scrutarmi oltre la pelle, la carne, le ossa, giù fino alla voragine, laddove giace la parte più malata di me. 

"Si, lo so che non sei mai stata una brava ragazza, ma vorrei una risposta ugualmente." 

"Dieci, cento, mille. Che differenza fa? Ora sono tua. Solamente tua."

Per primo è il suo sesso a comunicarmi la distanza, poi il suo intero corpo che si scosta da me.

"Guardami quando ti parlo."

"Senti, non è che mi metto a fare le tacche. Ci conosciamo da tanto, sai perfettamente chi sono. Lo hai sempre saputo. Sei tu che pensavi di potermi salvare. Io te l'avevo detto che non c'era speranza."

"Mi basta sapere un numero approssimativo."

"Ok. Fra cento e centocinquanta. Va bene?"

La mia voce è diventata tagliente quanto una lama di rasoio. E' paura la sensazione che mi pervade, che mi stritola il ventre, ed io sono là, nuda davanti a lui che mi guarda, e per la prima volta mi sento si sporca, ma in modo per nulla gradevole. 

Per la prima volta il giudizio mi pesa, mi fa male e la paura non mi fa provare un brivido di insano piacere, ma solo freddo. 

Anche se splende il sole. 

Anche se è agosto. 

Il suo sguardo mi comunica che il numero è sensibilmente maggiore di quello che si sarebbe mai aspettato, e troppo tardi mi rendo conto che questo sarebbe stato un buon momento per mentire.

E che è tutto finito.

"Avevi promesso..."

"Le promesse sono fatte per venire spezzate!"


...

Guardati, amico mio, dai puri di cuore.

Sono le uniche creature che possano realmente farci male, a noi due.

Oltre a noi stessi, ovviamente, ma noi non contiamo, siamo maestri nell'arte di farci del male, e ne traiamo un piacere privo di confini.

Non sono i delinquenti armati di coltello e non sono i bastardi che pensano di poterci usare, coloro che dobbiamo temere, ma i puri.

Coloro che ci guardano e rimangono ammaliati dalla nostra dannazione e credono di poterci salvare. 

Si illudono di poterci salvare. 

Fin quando non si rendono conto che non vi è redenzione, per chi è come noi.

Ed allora, il loro candore li erge al ruolo di giudice e carnefice, e a noi non resta altro che precipitare nel fondo del baratro ancora una volta, e quella voragine, dopo che per un istante solamente hai visto la luce, è più scura e maledetta che mai, e sei là, nella melma, e scavi finchè le dita non iniziano a sanguinare, finchè non anneghi nella sporcizia che è parte di te, e che è l'unico luogo in cui puoi davvero essere te stesso.

L'unico luogo che davvero puoi chiamare casa.



Non esiste redenzione.



Esiste solo questo mondo, fatto di peccato e di piacere perverso.


Quindi, amico mio, ascolta il mio consiglio e presta molta attenzione ai puri di cuore, non farti ammaliare dalle loro promesse, poichè, per le creature come noi, l'unica reale salvezza è andare sempre più a fondo, sempre più giù, abbandonandosi al piacere, al dolore, alla nebbia e al buio.



Seguimi, continua a spiarmi, là fuori, attraverso la fessura nella tenda.


Io in cambio continuerò a scavare nella melma. 


Per entrambi.







Enjoy the silence
Depeche Mode

Words like violence
Break the silence
Come crashing in
Into my little world
Painful to me
Pierce right through me
Can't you understand
Oh my little girl

All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm

Vows are spoken
To be broken
Feelings are intense
Words are trivial
Pleasures remain
So does the pain
Words are meaningless
And forgettable

All I ever wanted
All I ever needed
Is here in my arms
Words are very unnecessary
They can only do harm

16/04/13

Il piacere del proibito

Sei comodo, là fuori, a spiarmi attraverso la fessura che ho lasciato per te? 

Ci vedi bene? Mi vedi bene?

Se ti guardi attorno vedrai che ho preparato una comoda poltrona, ed accanto a questa, su un basso tavolinetto, troverai un secchiello pieno di ghiaccio, un bicchiere e svariate bottiglie, nell'indecisione ti ho lasciato un po' di tutto, dalla grappa alla tequila (c'è anche un piattino con del sale e delle fettine di lime, perchè la Tequila non si può bere che così!), dal rum al whisky (Si, è proprio quello di torba, scozzese, non la porcheria che ti spacciano gli americani!). C'è anche qualche schifezza dolciastra per astemi (crema di whisky, wodka alla menta, limoncello), oltre a vino (Verdicchio, se sei da bianco, e Re Fosco, se prediligi il rosso) e birra (al doppio malto, scozzese pure questa perchè io amo la Scozia anche se non ci sono mai stata). Serviti pure, e mettiti comodo. Goditi questi momenti che trascorriamo assieme. Voglio che diventino solo nostri. Miei e tuoi. Versati un bicchiere di qualcosa e sorseggialo lentamente, mentre mi osservi, dall'oscurità, in mezzo alla nebbia.

Ormai è diventato un appuntamento importante, per me, questo nostro. Vedi con che cura l'ho preparato per te? 

Desidero che ogni cosa sia perfetta, che questi pochi attimi che ci concediamo creino un'unione, fra me che mi spoglio e te che mi guardi, fino a distruggere ogni distanza e fare di noi una sola entità. 

Arrivare al punto di non capire dove finisce la mia e dove inizia la tua, di follia. 
...

Oggi voglio parlarti di un aspetto di me, così profondamente radicato che non si può scindere da ciò che sono. 

Io sono un'edonista. 

Amo il Piacere. Qualsiasi forma di piacere. Si può dire che la mia intera esistenza sia una costante ricerca del piacere stesso. 

Attento, non confonderti. Il piacere non è solo sessuale, o gastronomico, o comunque fisico e positivo. 

Il piacere, così come lo intendo io, può e deve essere soprattutto mentale e negativo. 

Persino farsi del male, può essere piacere. Soprattutto quella sottil tortura cerebrale di cui io sono maestra, e che così bene so auto infliggermi, ogni istante della mia vita. 

Sai di cosa parlo, vero? Si che lo sa, amico mio. 

Lo sai, perchè sei una mia creatura, oppure è l'esatto opposto ed io sono stata inventata da te, ma di fatto, se tu sei qua e se continui a spiarmi, è perchè anche tu ami quel dolore pungente che ti penetra il cervello come un ago di ghiaccio, e che ti stravolge i pensieri, fino a farti pensare di aver perduto la ragione. 

Del resto, in un mondo di buio e nebbia, è impossibile non perderla, la ragione, ed io e te la perderemo assieme, un passo alla volta, un pezzo di carne alla volta, una goccia di sangue alla volta, finchè non resterà più nulla. 

Nulla.

Se non l'ossessione. 

E questa nebbia, che sale lungo la tua schiena, carezzandoti sensualmente con dita da morto, lasciando una scia umida, così simile a quella che ti lascerebbero i miei baci, se solo tu potessi compiere quell'ultimo passo, scavalcare la finestra, oltrepassare la tenda e venire davvero qua, nel mio mondo fatto di nebbia, e di buio. 

...

Il più grande piacere... in assoluto... è tutto ciò che è proibito. 

L'avrai già capito da quelle poche cose di me, dai pochi aneddoti del mio passato di cui ti ho già fatto cenno, che non sono esattamente una brava "ragazza", anzi, sono esattamente l'opposto. 

Disposta ad ogni cosa, pur di ottenere quel che voglio. 

E raramente, se voglio davvero qualcosa, non l'ottengo. 

Ma preferisco che tu pensi a me come ad una bambina. 

Cattiva. 

Capricciosa. 

Dispettosa. 

Che ostinatamente si rifiuta di crescere. 

E che altrettanto ostinatamente si diverte a fare esattamente l'opposto di tutto ciò che andrebbe fatto. Non può farne a meno. 

E' il Caos. Ricordi? Ne abbiamo già parlato. 

Il piacere del proibito. 

Fin da piccoli veniamo allevati con l'imprinting moralista-perbenista-catto-bigotto che vuole che: questo non si fa perchè sta male, quest'altro non si fa perchè è peccato, quest'altro ancora no perchè non lo sanno manco loro, non si fa e basta. 

Non si fa!
Non si fa!
Non si fa! 

Tutto ciò che è proibito esercita su di me un fascino irresistibile. 

Poter fare qualcosa ritenuto peccaminoso, proibito, vietato, rompere le regole, violare i precetti, disubbidire, mi conduce un piacere ben superiore al sesso stesso. 


Sono dannatamente cerebrale. 


   Non scopare il mio corpo.
                   Scopa la mia mente.
                              Se mi vuoi davvero. 
                                       Almeno finchè non mi verrai a noia.


Perchè quando arriverà la noia, allora il gioco sarà finito. 
E si stabilirà il vincitore. 
E chi perderà, avrà perso la propria anima. 
Merce, come già detto, di poco conto, tutto sommato. 













"Troppo cerebrale per capire che si può star bene senza calpestare il cuore
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi come sulle aiuole."
Samuele Bersani
Giudizi Universali








14/04/13

L’uomo del telefono


“Pronto”

Un attimo di indecisione. Non ricordavo che il tizio del drink bar avesse una voce così profonda e avvolgente. 

“Ciao Roberto. Non so se ti ricordi, sono la tipa dell’altra sera, quella del drink bar. Mi hai lasciato il tuo numero dicendo di chiamarti se volevo farmi un aperitivo, e magari una serata assieme.” 

“Non sono Roberto.”

Ecco perché la voce mi sembrava molto più bella.

“Oh, scusa, devo aver sbagliat…” 

“Per me non hai sbagliato affatto, bambola.” Bambola??? “Anzi, con quella voce da porca che ti ritrovi sono sicuro che hai fatto proprio il nu...”

“Ma fottiti!”

Click. 


Controllo e ricontrollo il tovagliolino di carta su cui un piuttosto ubriaco Roberto aveva scarabocchiato un numero di telefono. E questo? Sarà un sei o uno zero? Io ho fatto uno zero, vuoi vedere che era un sei? 

Riprendo in mano il cellulare e digito il numero 0 3 3 8 4 2 SEI non ZERO è un SEI...

Non faccio a tempo a terminare il numero che il telefono prende a squillare, il display mi comunica un numero così simile a quello che stavo componendo che non può essere altri che lo stronzo dalla voce profonda di poco prima. Maledetti identificativi di chiamata!

“Ma va a farti fottere da un gorilla in astinenza.” 

Comunico al telefono, senza rispondere. Continua a squillare. Tenace, l’amico. Ecco, ha smesso. Rifacciamo sto cazzo di numero. Roberto dovrà proprio farsela perdonare sta menata. 

Riprende a squillare. 

Adesso basta. 

“Che cazzo vuoi?” 

“Se mi riagganci il telefono in faccia non mi risentirai mai più.”

“…”

“Ma tu invece vuoi che io ti chiami!” 

Che figlio di puttana. Rimango zitta. 

“Tanto quel tuo Roberto sicuramente non è alla tua altezza. Non ti sei manco sprecata ad inserire il suo numero in memoria, altrimenti non avresti chiamato me per errore. O sei così cessa che te l’ha dato sbagliato apposta?”

“Ma lo sai che sei proprio una merda? Vedi di andare a fare in...”

“Da incazzata, la tua voce è ancor più arrapante di quando fai la gatta morta, bambola. Ti chiamo questa sera. Verso le undici. Fatti trovare. Sola. Senza quel Roberto di cui non ce ne frega un cazzo, né a te né a me. E metti il mio numero in memoria, che lo userai spesso, in futuro.” 

Click. 


...

E’ il momento di introdurre una nuova tessera del puzzle che mi compone, amico mio. 

Sei pronto ad affondare un po’ di più nella nebbia? 

Lo so che ci sei, là fuori. Ormai la nebbia è scivolata dentro di te, la malattia ti sta contagiando, e vuoi vedere quanto sono sporca, fino a che punto sono capace di arrivare. 

Vuoi seguirmi, ed io voglio che tu mi segua, forse voglio che tu arrivi ad inventare per me nuovi modi per dannarmi, perché ancora non mi basta ciò che sono. 


Non mi basta mai. 

Devo andare più a fondo, giù, nel vortice di passione, dolore e piacere che è la mia mente malata. 

Devo farlo, perché è l’unico modo che conosco per ricordarmi che io sono viva! 

Continua a spiarmi, da dietro la tenda, e se vuoi puoi anche sussurrarmi, io ti sentirò, in un modo o nell’altro. 

Ti ho accennato ad una nuova tessera. 

Questa ha un nome altisonante, importante. Sublime: 


CAOS!

o
CASO 

Se preferisci. 

L’unica divinità a cui io risponda.
L’unica certezza assoluta della mia vita. 

Non esiste nulla, al di fuori dell’energia sconsiderata, imprevedibile, del Caos, che ti pone ostacoli, deviazioni, tentazioni innanzi ai tuoi piedi, solo per impedirti di arrivare dove volevi, e portarti in luoghi inesplorati, lungo un sentiero fatto di piacere peccaminoso. 

Notte stellata - Vincent Van Gogh
Museum of Modern Art - New York


You must have chaos within you to give birth to a dancing star
(Bisogna avere il Caos dentro di sè, per generare una stella danzante)
F. Nietzsche


...

E’ notte. Solo la notte io mi sento davvero viva. Di giorno sopravvivo, lavoro, faccio ciò che devo, ma è solo un tirare avanti, non è vivere. Sono una creatura notturna, io. 

Sono passate le ventitre da svariati minuti e già avverto la tensione salire all’inverosimile.  

Tengo il cellulare fra le dita, senza suoneria, gli occhi chiusi, immobile, in attesa della vibrazione che mi comunicherà che Voce Profonda si è degnato di chiamare.

“Tanto non ti chiama.” Sempre lei, la vocina molesta, che si diverte a torturarmi.

“Se non chiama poco male, è solo uno stronzo” Le rispondo. Ecco, quando inizio a rispondermi è un brutto segno. Vuol dire che sto iniziando ad infilarmi in qualche pericoloso pasticcio cerebrale. 

“Anche tu sei solo una stronza,  sareste una coppia perfetta.” 

Non ho il tempo di ribattere perché il telefono inizia a vibrare fra le mie dita.

Di colpo, il cuore prende l’ascensore e va ad incastrarsi in un punto non meglio precisato della mia gola, rendendomi pressoché impossibile respirare, una lama rovente mi si conficca proprio al centro del diaframma ed un crampo così intenso da rasentare il dolore mi sconvolge il ventre. 

Rispondo, ma non parlo.

“Lo sapevo che mi avresti aspettato. Cosa c’è, non hai voglia di farmi sentire la tua voce da sirena, questa sera, bambola?” 

“Se mi chiami ancora bambola la prima volta che mi capiti sotto mano ti stacco l’uccello a morsi!” 

“Hai ragione, scusami.” Scusami? Mister tracotanza mi ha chiesto scusa??? “Una bambola è una creatura senza volontà, mentre tu di volontà ne hai fin troppa. E’ proprio questo il tuo problema.”

“Non sapevo di aver vinto una seduta psichiatrica gratuita. Mi sento onorata di tale analisi. Ti prego, continua.”

Uso il sarcasmo, perché è l’unica arma di difesa, contro quell’uomo che sembra conoscermi così bene, pur non sapendo manco il mio nome. 

“Non ho alcuna intenzione di fermarmi. Tu sei una bambina cattiva. E sei alla disperata ricerca di qualcuno che abbia più palle di te, e che ti metta al tuo posto. Solo che fino ad ora non sei mai riuscita a trovarlo.” 

“E invece ora... ci saresti tu, vero?” 

Ancora il sarcasmo, per mascherare che ho il respiro spezzato, e la testa che gira, ed il sangue che urla nelle orecchie. E che, non so come, è tutto così vero che sembra leggermi dentro. Aspetto solo che arrivi un idiota con un cartello con su scritto: <Sorridi, sei su scherzi a parte>!

“Hai detto bene, bimba. Ora ci sono io. Adesso fa la brava. Dormi. E domattina quando ti sveglierai pensandomi, masturbati. Poi va a comprare un vibratore. E tienilo vicino al letto. Per quando ti richiamerò.” 

Click. 

Se n’è andato. Non lo richiamo. Non vado a dormire. Il mattino dopo non mi masturbo e non compro nessun vibratore. 


“Ancora deve nascere l’uomo che mi dice cosa devo fare.” 




Eppure il gioco era iniziato, ed io stavo iniziando a sprofondare, ancora una volta. 

12/04/13

Cattiva

"La maestra dice che picchi sempre un tuo compagno, all'asilo. E' vero?"

Occhi verde muschio vagano per la stanza fino a fissarsi sulla finestra. 

"..." 

"Guardami quando ti parlo, per favore." 

Una nube di temporale oscura gli occhi della bambina che, ubbidiente, torna a guardare la madre in silenzio. 

"Allora, è vero che picchi Alessandro, all'asilo?"

"Si, è vero!"

"..."

"..."

"Perchè? Perchè picchi Alessandro? Cosa ti ha fatto?"

Il verde muschio viene sostituito dal colore marcescente degli stagni putridi, mentre la voce della bambina aumenta di tono fino a diventare stridula, acuta, rabbiosa. 

"Dice che da grande mi sposa e io non voglio. Io non mi voglio sposare. Così lo picchio. Così lui capisce che sono cattiva e non mi sposa più!"


...

Ero una bambina cattiva. 

Sono stata una cattiva ragazza. 

Ora sono una donna. Cattiva. 

Lo vedi, mio caro amico immaginario, il filo che sto svolgendo per te, nel tempo e nello spazio, per portarti fino in fondo al baratro dove si nasconde la bestia spaventosa che sono? 

Sto mantenendo la mia promessa, mi sto mettendo a nudo per te. E so che tu ci sei e mi spii, là, dietro la tenda volutamente socchiusa, dalla fessura, nella nebbia. 

Non posso essere diversa da ciò che sono. Non puoi chiedere ad una belva di non sbranarti, è nella sua natura divorare le proprie prede. 

Così non puoi chiedere a me di essere buona. La crudeltà è molto più appagante. 

Ma è un piacere che costa caro, ed io ho sempre pagato il conto molto salato. E non mi sono mai tirata indietro. Ma questo è un altro discorso, e ne parleremo un'altra volta. Ora l'argomento è la crudeltà, ed io ho il brutto vizio di divagare, ma non voglio farlo, ora, quindi ritorno all'argomento iniziale. 

Dicevo che sono crudele. Ma infinitamente generosa, nella mia cattiveria. 

Posso darti ogni cosa. Ma solo per il gusto di togliertela, nell'attimo in cui meno te l'aspetti. Così, senza una vera ragione, solo perchè sono una bambina cattiva. O forse perchè voglio che tu lo pretenda nuovamente, e mi imponga di dartene ancora di più. Mi costringa a dartene ancora di più!

Immagina una puledra selvatica, che non ne vuole sapere di essere domata e montata. Però non riesce a resistere al fascino di quella mano che regge lo zuccherino. Sarai così bravo da tendere la giusta esca, per farmi cadere nel tranello e avvicinarmi quanto basta per imprigionarmi, o otterrai solo di ricevere un poderoso calcio e farmi fuggire via? 

Ed io... io sarò così brava da farti desiderare di catturarmi, ammaestrarmi e rendermi tua? 


...

E' così complesso per me comprendere cosa mi muove. Ed è così complesso spogliarmi delle mie mille maschere. Le indosso da tanto tempo che ormai non mi è più possibile capire se sono io o loro. 


Non so chi sono. 
Ma sono cosa sono. 

Io sono l'eccesso.
Il peccato.
La malattia. 

E voglio diventare il TUO eccesso, il TUO peccato, la TUA malattia. 

In fin dei conti è solo un gioco. Insano e morboso. Dove in palio c'è un premio di poco conto. La nostra anima. Continuerai a giocare con me? 


There is no beast without cruelty.
(Non c'è belva priva di crudeltà.)
F. Nietzsche





Giusto per smentirmi e per non prendermi troppo sul serio,
 perchè in fondo non sono così cattiva come mi racconto, ti tolgo la curiosità.
Non mi sono mai sposata! 

11/04/13

Volo, ergo sum (Desidero, quindi sono)

"Cogito, ergo sum." Citando Cartesio. 

Dissento. Non è il pensiero, la discriminante.
La frase è errata e andrebbe riformulata. 

"Volo, ergo sum." Così è molto meglio. 

Desiderio e volontà. 
Vedo, desidero, voglio. 

E non è mai abbastanza. 

Sei comodo, là fuori, nella nebbia, ad osservarmi dallo spiraglio che ho lasciato fra le tende? 
Ti ho promesso che avrai la mia mente nuda. Te la darò, ma con i miei tempi, un pezzo alla volta. 
Sarà piacevole quanto una vivisezione. 
E tu osserverai morbosamente il bisturi che io affonderò nella mia psiche, per te. 
Quel che io voglio è portarti fino all'orlo del baratro. Il MIO personale baratro. Lasciarti scrutare nella mia perversione, malattia, follia. 
La respiri, l'aria impura che mi circonda, e respiri me. 
Arriveremo ad essere una sola cosa, io e te. 

Voglio essere tua. Schiava dei tuoi sogni, padrona delle tue fantasie. 

Tua in modo così assolutamente morboso da costringerti a scappare da me, solo per renderti conto che non vi è nulla, al di fuori della nebbia.

Nulla se non io. 

Sarà quello l'istante che conclamerà il vincitore. Tanto chi perde, perde solo la propria anima. 

La mia è dannata in ogni caso.  


...

Quegli occhi, è tutta la sera che li sento addosso, ed è tutta la sera che non li fuggo. 

Freddi e calcolatori, non sorridono, anche se lui ride con amici. 

Distinto, elegante, una bestia di lusso, che diavolo ci fa in un club gay, uno di quel genere. 

Si potrebbe dire lo stesso di me. Ma io sono una strana creatura e mi sento a mio agio nei salotti bene, così come in mezzo ad una strada o in un club gay. Ho il dono di mimetizzarmi con l'ambiente che mi circonda. 

Il cameriere s'avvicina con un drink ed un biglietto. L'annuso (il drink, non il cameriere). Un Martini molto Dry. Un'oliva ci galleggia dentro. Così tanto gin che potrei rimettere, dopo le quattro tequila che mi sono generosamente concessa. "Fra un'ora nel parcheggio" recita il biglietto. Lo strappo e lascio nevicare candidi coriandoli nel drink, che spedisco via assieme ad un alquanto abbattuto sexy boy, mentre regalo al tizio in due pezzi nero e cravatta (sarà mica un becchino?) un sorriso cinico, cattivo, che gli comunica di non aspettarmi. 

Dopo un paio d'ore lascio il locale. E' là, solo nel parcheggio ormai semi deserto. 

Ci vuole un istante per guardarmi attorno e non vedere anima viva. E nel frattempo valutare le opzioni. 

La mia auto è dall'altro lato della piazza. Posso tornare indietro, aspettare che uno dei pochi clienti ancora nel club esca ed accodarmi a lui, posso fare il giro largo, ed arrivare dall'altra parte. Oppure posso alzar lo sguardo di sfida e andare diritta per la mia strada, con un sorriso sarcastico che mi piega le labbra. 

"Prima o poi qualcuno ti pianterà un coltello nello stomaco." La solita vocina che prova ad instillarmi un briciolo di buonsenso mi sussurra fastidiosamente nell'orecchio. Come al solito non l'ascolto. 

Con un colpo di reni abbandona il fianco dell'auto e mi viene incontro. Mi fissa ma non parla e neanche sorride. Io invece ora non riesco a parlare. Di colpo una mano invisibile s'è aggrappata alle mie viscere e le ha stritolate. La sua mano destra gli slaccia la patta dei calzoni, la sinistra mi preme con gentile determinazione sulla spalla. 

Mi inginocchio ai suoi piedi. Sapore di frutta. 

"Ecco. Magari ti ammazza, ma non ti prendi lo scolo." La solita vocina a cui non do ascolto ora si permette pure di sfottermi.  

Ed è tutto finito. Si toglie il profilattico e me lo lascia cadere, come un prezioso regalo, sul palmo della mano. Sale in macchina e se ne va. 

Rimango sola, in mezzo alla piazza semivuota. 

Le finestre cieche di antichi palazzi medievali mi guardano accusatorie. 


Ed io non mi sono mai sentita così sporca. 

E così viva. 

10/04/13

Tramonto



Si avvicina il tramonto, lo sento arrivare, fuori dalla mia finestra, proprio là, dove ti nascondi tu a spiarmi. 

L'oscurità s'arrampica lungo la tua schiena, carezza una ad una le tue vertebre fino alla tua nuca, come le dita di una donna indiscreta. 

Sale fino a lambirti il collo, in una carezza sensuale che vuole rapirti per poi perderti. 

Ora è il crepuscolo. Quell'istante magico in cui tutto prende forma e in cui tutto svanisce in un grigio denso di nebbia. Ed io, che sono nebbia, in essa riprendo ad esistere. 

Ti avevo promesso di spogliarmi nuda innanzi a te, di offrirti la mia mente nella sua completa oscenità, perversione per perversione, peccato per peccato, insania per insania, ma più passano i secondi, più mi accorgo che non è così facile come credevo. 

Ma tu sai che sono testarda, e sai che non mi fermerò. 

Non ora che il sole è calato e la notte sta per rendermi nuovamente padrona di questo mondo, dove sono io a scrivere le regole. 

Continuerò, finchè tu sarai lì dietro la tenda a spiarmi, e non è realmente importante che tu ci sia davvero, te l'ho già detto che nulla è realmente importante, andrò avanti fin quando IO crederò che ci sei, poichè il fine ultimo di ogni essere umano è il piacere. Il proprio piacere. 

Ed io ora ci sto scavando dentro. 

Nel mio... e nel tuo... Se vorrai continuare a giocare alle mie regole. 

Si possono spendere fiumi di carta sul piacere. Ben più elevate menti, rispetto la mia, ne hanno scritto, ed è persino banale cimentarsi in un tale esercizio, ma tu continua a seguirmi, respira la nebbia, falla scivolare in te, attraverso le tue labbra, attraverso i tuoi occhi, attraverso le tue orecchie, perchè quello che io voglio non è parlare del piacere bensì andare oltre. 

Il mio esperimento, oggi, è cercare di far divenire il mio piacere il tuo. Ed il tuo il mio. 



Immagina. 

Un'emozione. 

Paura. 

Hai mai avuto paura, amico mio? 

Il cuore che sembra volersi strappare dal petto.
Il petto che non vuole più aprirsi al respiro. 
Il respiro che muore in gola. 
La gola strozzata da un grido che non sa uscire. 
Ed il frastuono del tuo sangue che pulsa nelle tue orecchie. 

Morirai?

No. La verità è che non sei mai stato così vivo. 

La verità è che in questo mondo, dove le regole vengono scritte da una mente folle, la paura è anch'essa piacere. 




A ruota libera...

E' sorto il sole e la nebbia si dissolve. 

E' il tempo delle domande, e fra tutte una. 

Cosa sto facendo qua? 

Non ne ho idea. Ho sempre evitato il mondo dei blog, l'ho sempre considerato dispersivo e poco utile. 

Poi una scintilla di coscienza ha deciso che era ora di precipitarmici dentro. 

Ed eccomi qua. 

In un mondo che non comprendo e non conosco. 

A parlare da sola, come i matti. (Ma io sono matta!)

Lo ammetto. Sono un po' persa, ed anche se ho una guida, non voglio il suo aiuto. 

Per fortuna che ci sei tu, mio fedele amico immaginario, e sei qua ad osservarmi, a spiare dal buco della serratura l'attimo in cui finalmente manterrò la promessa e metterò a nudo la mia mente. 

Mi sono spogliata così tante volte, mi sono mostrata nuda a così tanti uomini. E' facile. Via i vestiti. E rimani tu, a farti guardare. 
Ma ciò che IO mostro è una maschera. 
Ed io ne ho così tante che manco so più quella che ho scelto, al mattino. 
Solo quando cala il buio le svesto. 
Forse neanche in quel momento.  
Forse non sono neanche maschere. 
Forse sono solo pazza. 


Hai voglia di continuare a seguirmi?






Perdizione. 

Parola sopra ogni altra "affascinantissima". 


Desidero perdermi, anzi, mi sono già perduta. Così tante volte. Ed ora non so più dove sono. So solo che non voglio fermarmi, non ancora. 

So solo che se mi fermassi non saprei più ripartire. 

O forse sono già ferma e qua cerco la spinta, il moto... quel fremito che mi ricordi che io vivo. 


"Un giorno finirai per farti male per davvero. Molto più di quanto tu non te ne sia mai fatta prima." 

E chi ti dice, amico mio, che non sia esattamente quello che cerco?