17/12/13

Mostri



Strano orario questo, per me, amico mio.

Fuori un'alba color del sangue si fa strada cancellando le ultime vestigia di una notte agitata, piena di sogni che, uno dopo l'altro, mi hanno trascinata in un abisso di ansia ed angoscia e che, ancora, non mi da tregua.

Non c'eri, fuori dalla mia finestra, quando avrei avuto bisogno di una presenza per cancellare l'orrore della pazzia che avanza.

O forse eri là, ed osservavi, fedele al compito di voyeur che ti ho affidato ormai svariati mesi or sono, godendo della sofferenza che, con sadismo chirurgico, mi infliggo notte dopo notte, quando il sonno cancella ogni difesa, lasciando liberi i mostri che vivono dentro di me.

Che sono me. 

Che mi divorano. 

Una delle inquietanti presenze del Parco dei Mostri di Bomarzo

Emozioni. Non ne ho mai abbastanza. E' la mia maledizione. Sempre più intense e travolgenti, fino ad assefuarmi ad esse, fino a non riuscire più ad avvertirne.

E' come una droga. Ne voglio sempre più, sempre di più intense, al punto che nulla è in grado di emozionarmi, se non le visioni folli che scaturiscono dalla mia mente malata, durante la notte.

Ad accompagnare i sogni la certezza di una presenza, che osserva, e non sei tu, amico mio, è lei, la Bestia, che come te gode del vedermi rantolare nel letto, e la sua voce che, suadente, mi chiama, mi impone di raggiungerla, in un luogo da cui so non esserci ritorno.

Per questo sono qua, amico mio, questa mattina, quando fuori non c'è traccia di nebbia ed io non dovrei essere. Sono qua per cancellare quella voce che mi chiama, perché so che se l'ascolterò troppo a lungo, finirò per seguirla.

E quando accadrà tu, figlio della mia schizofrenia, cesserai di esistere, e per me non ci sarà ritorno.





11/12/13

Aforisma #1










Provo grande invidia nei confronti di coloro che credono fermamente nell'esistenza del tizio del piano di sopra, perché costoro hanno sempre qualcuno su cui scaricare la colpa. 

Porco Caos non suona bene, e soprattutto non è altrettanto liberatorio. 



Cit. Me Medesima








05/12/13

Lobotomized






Giusto per esplicare alcuni dei miei pensieri della serie: "ai confini della realtà" quest'oggi mi è venuta voglia di ampliare il discorso che ho accennato nel post di ieri, riguardo le pubblicità straniere e quelle de "noartri".

Giusto per dimostrare come, probabilmente, noi italioti siamo ormai lobotomizzati, cerebrolesi, assuefatti ad ogni bassezza commerciale.

Dove all'estero viene prodotta arte a noi rifilano improbabili pupazzetti animati e spazzatura.

La mangiamo e ringraziamo anche.

Che vuoi farci, amico mio, ognuno ha quel che si merita.



Noi: 

Loro: 

...

Noi:

Loro:


Loro:

...

E per smentire quanto detto sopra, voglio chiudere con una compilation di mini spot trash che, pur essendo stranieri, non stonerebbero per nulla sui nostri schermi. 


E ricordati, amico mio, di non essere mai troppo veloce a trarre giudizi affrettati! 

Io non lo farò. 




Giorni strani



Sono giorni strani, questi, amico mio.

Giorni in cui ogni cosa mi risulta sgradita, pesante. Qualsiasi cosa sia, solitamente, piacevole, in questi giorni mi suona come un dovere, imposto da una volontà superiore che non riconosco e a cui non posso fare a meno di ribellarmi.

Seppure non sia particolarmente facile ribellarsi a qualcosa che non sai neanche che sia. Più che altro è frustrante.


...


Ho passato l'intera esistenza a ribellarmi a qualsiasi cosa.

Convenzioni sociali, famiglia, doveri imposti da usanze in cui non mi riconosco, ruoli e schemi precotti, qualsiasi cosa ci si aspettasse da me è stata puntualmente disattesa.

E questo si evidenzia particolarmente con l'avvicinarsi del periodo festaiolo, quando tutti hanno un sorriso tale prestampato in faccia da chiederti in quale momento, assolutamente inconsapevolmente e per errore, hai varcato la porta che conduce in una realtà parallela dove viene distribuito gratuitamente LSD nell'acqua potabile e per quale fottuta ragione tu sia l'unica a non godere di tal benefico trattamento.




L'incalzante aumento di pubblicità natalizie mi mette di malumore, sentire una foca parlare con la voce stridula di una comica piemontese non mi diverte, al massimo mi fa pentire di aver acceso la televisione, oltre a ricordarmi perché non la guardi mai.

Poi, masochisticamente, comparo le pubblicità dei palinsesti stranieri delle medesime compagnie che asfissiano noi e mi chiedo anche se noi italiani siamo ritenuti tutti degli emeriti deficienti, dalle suddette, la verità è che lo siamo davvero ma questo è discorso che non ha niente a che vedere con questi strani giorni che sto vivendo.


...


Sono giorni strani, questi, amico mio.

Giorni in cui mi guardo attorno e mi vedo circondata da alieni, non mostri, bensì creature grottesche nella loro puerile uniformità a cui io non appartengo, e mi chiedo se gli alieni sono loro, o se l'unico alieno, in questa strana realtà fatta di sorrisi, luci, colori e canzoncine idiote, sono io.

E nel mio insano, assoluto egocentrismo, non può esistere che una sola risposta, mio caro amico.


...



...



...



...



...



...



...



Cosa provi, ora che sai di essere irrimediabilmente,
                                                             insanabilmente,
                                                                       inguaribilmente 
                                                                                          pazzo?








02/12/13

Deep inside


Quante volte, in questi mesi, ti sei fermato nel giardino, dietro l'oleandro sotto la betulla, a spiare la mia finestra, amico mio?

Nera bocca spalancata su un urlo silenzioso, non c'era la tenda socchiusa apposta per permetterti di spiare, non c'era la danza tremula della candela accesa ad illuminare la mia pelle e non c'ero io, a spogliarmi per te, brandello dopo brandello, fino a lasciare nulla più che bianche ossa e tetre emozioni.

Lo so che sei venuto molte volte, lo so perché tu sei figlio della mia insania, e sei esattamente come io ti voglio, e io ti voglio così, presente nella mia esistenza, là fuori a spiarmi, osservarmi famelico, in attesa che strappi via ancora un altro pezzetto di carne per arrivare più a fondo, fino a portarti proprio sull'orlo del baratro.

Conosco la delusione che hai provato, nel vedere solo quel buio osceno, e la sofferenza di non trovarmi, perché è la stessa che provavo io a non esserci, ma del resto io sono così, sadicamente malata, ed è dolce sopportare il dolore se è condiviso con te, che sei la mia creatura, figlio, amico e amante.

...

"Noi non siamo brave persone, per questa ragione non riusciamo mai ad essere felici."

La meravigliosa creatura che mi disse questa frase, molti anni fa, ora lo è diventata, una brava persona, sempre che esserlo significhi avere un lavoro serio e ben retribuito, una compagna e dei figli da amare.

Io no, continuo a non essere una brava persona e continuo a non essere felice.

Ci sono momenti in cui mi sembra quasi di riuscirci, ad essere felice, ma sono istanti effimeri, durano il batter di ciglia e poi svaniscono.

Spesso ho bisogno di silenzio. E' necessario, per elaborare i pensieri. Così chiudo il mondo fuori dalla porta di casa e rimango sospesa in un limbo fatto di nulla, a ricostruirmi pezzo per pezzo, nel tentativo di trovare un nuovo ordine nel caos e riemergere diversa da ciò che sono.

E' inutile dire che non ci riesco mai, così ciclicamente torno a nascondermi nella nebbia, strattonata da troppe diverse volontà discordanti, sperando che esista un essere superiore in grado di scorgermi e strapparmi fuori da questo meccanismo incantato, che come un disco rotto continua a ripetersi all'infinito, senza possibilità di scampo.

"Tutto questo perché sei pazza furiosa, da internare e buttare la chiave." Dice Vocina, che è un po' un disco rotto pure lei, nella sua monotonia di argomentazioni ripetitive.

Forse, però, questo è solo un alibi per mascherare la verità più scomoda in assoluto, che è tutto semplicemente egoismo ed incapacità di volere bene, per cui si usano le persone fino a quando sono capaci di fornire un minimo di svago, poi si lasciano alle proprie spalle, come giocattoli vecchi.

Ma se è solo egoismo, allora per quale dannatissima ragione la mia mano non riesce ad afferrare alcun appiglio ed io precipito in una voragine che mi trascina via dal mondo, e da te?

Annego


Deep inside me


27/11/13

Non è semplice


"Sarebbe tutto molto più semplice, se ammettessi quello che vuoi."

La sommamente rompipalle Vocina torna alla carica, come al solito, approfittando di un mio momento di disattenzione.

"Lo farei anche, se solo sapessi cosa voglio realmente."

Le rispondo, sfinita per le sue continue insinuazioni.

"Ma tu sai perfettamente cosa vuoi, è che sei troppo vigliacca per ammetterlo."

"E smettila di rompere, se dice che non lo sa non lo sa." Dalla gabbia in cui la tengo rinchiusa Sophia, o, come preferisce lei, Psiche, ribatte rabbiosa, perennemente arrabbiata con il mondo intero.

"Ha ragione la bestiolina nella gabbietta. Sei solo una pedante, bigotta rompicoglioni." Rincara la dose Orea, incapace di tenere la bocca chiusa almeno una volta, costantemente provocatoria.

"Se davvero ti piace tanto, la piccola, adesso apro la gabbia, così potete fraternizzare meglio."

Provo ad urlare un "no", ma la voce è soffocata dallo sbigottimento che mi ha assalita a vedere le coinquiline del mio condominio cerebrale litigare fra loro come teppistelli, e non faccio a tempo a fermare Vocina che, rapida, apre il chiavistello che assicura la porta della gabbia in cui tengo rinchiusa la parte più rabbiosa delle tante me.

Immediatamente, accompagnandosi con un grido famelico, Sophia (o Psiche, come preferisce lei) si avventa su Orea gridando:

"Chi è che sarebbe una bestiolina?"

Norma, dal canto suo, non è capace di tenersi fuori dalla mischia, e improvvisamente il condominio si tramuta in una rissa da stadio, groviglio di arti, capelli, unghie e denti che non lesinano colpi bassi.

In un angolino, ben nascosta, c'è l'altra me, quella più fragile e delicata, che si nasconde. Non ha il coraggio di parlare, né di intromettersi nella mischia, semplicemente trema, nell'ombra, pregando che nessuna delle sue sorelle si accorga della sua presenza.

Le lascio litigare e me ne vado a dormire, che facciano quel che vogliono, io non voglio altro che silenzio.



Lui è davanti a me.

Un qualsiasi signor nessuno, dall'aspetto qualunque.

Non mi tocca, ma lo sguardo castano mi preme contro la parete alle mie spalle, così forte che non riesco quasi a respirare.

Non ci sono parole, in questo attimo, non servono parole quando quegli occhi da demonio già dicono ogni cosa.

La mano destra si alza fino al mio viso, lo sfiora fino a scivolare sul mio collo, cinge la mia gola, ferma, decisa, ma non violenta.

Non serve neanche la forza, finché rimango immobile, bambola fra le sue mani.

La sinistra scorre sul mio corpo senza gentilezza, sui miei seni, fino a fermarsi fra le mie cosce.

Si avvicina al mio orecchio con le labbra.

Mi sveglio di colpo, madida di sudore, tamburi suonano nelle mie orecchie, sapore metallico di sangue che scivola nella mia gola, la Vocina che ancora rimbalza nella mia testa, all'infinito.

"Sei sicura di non sapere cosa vuoi?" 

"Sei proprio sicura di non sapere cosa vuoi?"

"Sei ancora sicura di non sapere cosa vuoi?"





11/11/13

Nebbia









Ci sono momenti in cui la nebbia è così fitta che quanto è celato al suo interno rimane un mistero.
Tanto fitta da avvolgere quanto nasconde come in un freddo, umido sudario.
Ciò che è segretamente custodito muta e c'è un momento in cui come crisalide squarcia il velo.
Adesso non è quel momento.
Non ancora.



...




Non so cosa sia successo sta notte ad Antonio Bay,
dalla nebbia è uscito qualcosa che ha cercato di distruggerci
e improvvisamente è svanito. 
Ma se tutto questo non è stato solo un incubo
da questo momento nessuno andando a letto sarà più sicuro di risvegliarsi vivo.
A tutte le barche al largo che ricevono la mia voce io dico
tenete d'occhio il mare,
scrutate l'oscurità,
la nebbia è in agguato.

Jhon Carpenters 
"The Fog"     
1980