Non ricordo granché del viaggio fino al residence, se non che dallo stereo della sua auto super accessoriata usciva il canto di un angelo.
"Che bella musica..."
Ride, la sua risata calda, profonda, un po' saccente, la stessa che gli adulti riservano ai bambini quando fanno un commento ingenuo e un po' fuori luogo.
"Non la conosci, bimba? Ma dove hai vissuto fino ad oggi? Che musica ascolti? Non sarai tipo da ascoltare i Pooh o Masini, spero."
Sento che mi guarda, e io lo ricambio con un'occhiataccia fredda e offesa.
"Ascolto di tutto: Rock, Hard Rock, Punk, Metal, Dark, poi diversi cantautori, De Andrè, Graziani..."
Non mi permette di terminare l'elenco, imponendomi il silenzio con un gesto imperativo della mano destra che protende davanti a me, per aprire il cassetto portaoggetti e lasciarmi cadere in grembo la custodia di un triplo cd, con la medesima teatralità di un prestigiatore che estrae il coniglio dal cilindro.
"Non ci siamo. Non può esistere il tutto, al di fuori del Jazz."
Prendo fra le mani la custodia, una compilation da pochi soldi, di quelle che trovi nei cestoni degli autogrill, e leggo: le Grandi Stelle del Jazz, poi nomi che in qualche modo mi sono più o meno noti, ma più per sentito dire che per altro: Nina Simone, Ella Fitzgerald, Judy Garland (ma non è la bimba idiota del Mago di Oz?), Billie Holiday, e altri, per me del tutto sconosciuti.
Estrae il cd dal lettore e me lo porge.
"Tienilo. Impara ad amare la Vera Musica, bimba."
E da quel momento il Jazz mi è entrato nel sangue, qualsiasi genere di Jazz. E ogni genere di Jazz ha il momento perfetto per essere ascoltato e il giusto stato d'animo da accompagnare.
Non è il rock, la musica del demonio, i puritani degli anni '50 si sbagliavano, è il Jazz.
Che ti rapisce i sensi e ti scioglie l'anima.
Che sa farti vibrare di desiderio e passione, e sa persino farti piangere, se serve.
Scommetto la mia anima, per quel che vale, che i baccanali che si tengono all'inferno sono al ritmo di Jazz.
Scommetto la mia anima, per quel che vale, che i baccanali che si tengono all'inferno sono al ritmo di Jazz.
Superiamo la cancellata semplicemente mostrando una tessera che certifica la nostra legittima presenza al residence.
L'auto scorre lungo i vialetti tutti uguali senza incertezze, chiaro segno che Voce Profonda è già andato a vedere qual'è il bungalow che ci è stato riservato, e si ferma accanto al numero trentatre.
Come entriamo noto subito traccia del suo passaggio.
Sul tavolo, un po' assetata, una rosa dai petali gialli che sfumano al rosa sui bordi.
"Ho bisogno di farmi una doccia."
"Mi sembra un'ottima idea. La cena dovrebbe arrivare a breve, sicuramente quando avrai finito sarà servita. E vedi di non rivestirti. Un telo da bagno sarà sufficiente."
Mi lascio alle spalle la zona giorno, la camera da letto è grande, pulita, più che dignitosa.
Altre tracce di lui.
Una borsa da viaggio.
Un notebook.
Sul letto un pacco regalo della dimensione di una scatola da scarpe, e sul comodino una rosa. Gialla pure questa. (Ma che c'ha, la fabbrica delle rose color gelosia, Voce Profonda?)
Ignoro il tutto e mi infilo direttamente in bagno, ho bisogno di ritrovare le energie, e solamente una doccia bollente può rimettermi al mondo, ora.
Come entriamo noto subito traccia del suo passaggio.
Sul tavolo, un po' assetata, una rosa dai petali gialli che sfumano al rosa sui bordi.
"Ho bisogno di farmi una doccia."
"Mi sembra un'ottima idea. La cena dovrebbe arrivare a breve, sicuramente quando avrai finito sarà servita. E vedi di non rivestirti. Un telo da bagno sarà sufficiente."
Mi lascio alle spalle la zona giorno, la camera da letto è grande, pulita, più che dignitosa.
Altre tracce di lui.
Una borsa da viaggio.
Un notebook.
Sul letto un pacco regalo della dimensione di una scatola da scarpe, e sul comodino una rosa. Gialla pure questa. (Ma che c'ha, la fabbrica delle rose color gelosia, Voce Profonda?)
Ignoro il tutto e mi infilo direttamente in bagno, ho bisogno di ritrovare le energie, e solamente una doccia bollente può rimettermi al mondo, ora.
...
Quando riappaio nella zona giorno il piccolo salottino è illuminato da svariate candele, ed il notebook si è trasformato in un lettore mp3 che diffonde le allegre note di uno swing di Benny Goodman.
Sul tavolo due bottiglie di birra da sessantasei centilitri di nota marca baffuta e due cartoni da pizza.
"E' questo il servizio in camera che aspettavamo con tanta ansia?"
"Sai, il guaio è che qua non fanno servizio in camera. Ho dovuto ordinare ad una pizzeria da asporto."
Mentre divoriamo le pizze lui mi indottrina sul jazz, mi fa ascoltare passaggi particolari, mi spiega perché non esista altra musica, secondo lui, ed io mi sento molto un'adolescente che stia cercando di sedurre il proprio insegnante con ben scarsi risultati perché, nonostante io indossi solo un telo da bagno avvolto attorno al corpo, per lui sembrano esistere solo gli ottoni, i bassi, le percussioni e il pianoforte, in questo momento.
"E' questo il servizio in camera che aspettavamo con tanta ansia?"
"Sai, il guaio è che qua non fanno servizio in camera. Ho dovuto ordinare ad una pizzeria da asporto."
Mentre divoriamo le pizze lui mi indottrina sul jazz, mi fa ascoltare passaggi particolari, mi spiega perché non esista altra musica, secondo lui, ed io mi sento molto un'adolescente che stia cercando di sedurre il proprio insegnante con ben scarsi risultati perché, nonostante io indossi solo un telo da bagno avvolto attorno al corpo, per lui sembrano esistere solo gli ottoni, i bassi, le percussioni e il pianoforte, in questo momento.
"Ti sei accorta che ti ho preso un regalo?"
"Ho notato qualcosa, sul letto, ma mamma mi ha sempre detto di non toccare le cose che non mi appartengono."
"E da quando fai quel che ti viene detto? Su, va ad aprirlo."
Mi alzo per andare in camera, e lui rapidamente afferra l'orlo dell'asciugamano, impigliandovi le dita e strappandomelo di dosso, per poi guardarmi andare verso la stanza completamente priva di abiti.
Siedo sul letto e senza troppa delicatezza strappo la carta anonima, color crema, per rimanere attonita ad osservare il contenuto della scatola.
La sua risata mi racconta che devo avere assunto un'espressione piuttosto stranita, ed in effetti è così che mi sento.
Davanti a me ho il giocattolo tecnologico più sofisticato che mente perversa possa aver mai partorito, credo, corredato di manuale di istruzioni, indispensabile, visto il numero spropositato di comandi posti alla base dell'attrezzo, per regolare vibrazione, rotazione e spinta, nonché stimolazione clitoridea.
"Visto che non hai soddisfatto la mia richiesta, ho deciso di regalartelo io, il vibratore, bimba. Non serve che ti dica che è per quando ci sentiremo al telefono, vero?"
Sto ancora guardando quella "cosa" con sospetto, neanche temessi che possa esplodermi fra le mani, quando le sue si posano sulla mia nuca, mi afferrano i capelli e mi obbligano ad alzare lo sguardo.
Rendermi conto che quello che ho davanti è il suo sesso e averlo in bocca è tutt'uno, il modo con cui stringe i miei capelli, guida la mia testa, affonda nella mia gola mi comunica che sarà una lunga notte e che io avrò ben poca voce in capitolo, riguardo a quanto accadrà nelle prossime ore, probabilmente.
...
Mi sveglio sentendo i suoi baci sulla schiena.
"Non mi stancherei mai di sentirti ansimare e gemere. Potrei stare per sempre qua, a farti godere."
"Si, ma sei stato così furbo da parlarmi solo di una cena, ed io per domani ho già degli impegni, e ho bisogno di qualche ora di sonno, Voce Profon..."
"Claudio."
"Cosa?"
"Claudio. Mi chiamo Claudio."
"Si, ok. Dicevo che ho bisogno di dormire qualche ora, è stata una serata bellissima ma ora devo davv..."
"Qual'è il tuo nome?"
"Laura."
Mento. Spudoratamente. Gli rifilo il nome della mia compagna di banco delle medie, così, senza neanche pensarci. E' più forte di me. Del resto chi mi conosce dice che sono una stronza mica per nulla.
...
"Ci divide un'ora scarsa di autostrada. Potresti venire da me il venerdì per cena e ripartire la domenica dopo cena."
Stiamo andando a recuperare la mia auto, abbandonata sui colli.
Sulle ginocchia ho il triplo cd interpretato da decine di donne ormai morte e quella specie di space shuttle del sesso, gelly rosa ripieno di perline metalliche, che secondo il manuale di istruzioni vibrano, pulsano e ruotano indipendentemente le une dalle altre, garantendo orgasmi stratosferici (del resto, raggiungere la stratosfera è il minimo che si possa pretendere, da un missile!!!).
"Si, beh, ci conosciamo appena, direi che è un po' prematuro parlarne adesso."
"Senti, Laura, fin da quando ho sentito la tua voce la prima volta mi sono accorto che sei un animale di razza, ed ora ne ho la prova. Non ho nessuna intenzione di correre il rischio di perderti. Tu sei mia."
Mi rendo conto che mi manca profondamente il sostantivo cagna, e che alla luce del sole tutto sembra sostanzialmente sbagliato.
Ho la netta sensazione di essere finita in un film horror al contrario: donna emancipata scopre che il mostro con cui è andata a letto in realtà è un ometto ordinario, alla disperata ricerca del banale orrore quotidiano.
Arrivati alla mia auto mi offro di scortarlo fino all'autostrada, ma mi rassicura dicendo che le indicazioni stradali sono perfette e che si orienta senza difficoltà, e che se ho degli impegni è meglio che mi affretti.
Gli regalo un bacio sulle labbra, di quelli adolescenziali con lo schiocco, e la promessa che ne parleremo la sera al telefono, poi salgo in auto e sventolo la mano, mentre già mi sto avviando verso l'uscita del parcheggio.
Quando arriviamo in pianura il traffico cittadino ci divide, e l'ultima visione che ho di lui sono gli stop che lampeggiano allegramente, in segno di saluto, quando sta per svoltare.
...
"Posso esserle d'aiuto?"
"Si, grazie. Vorrei una sim ricaricabile."
Non guardo il commesso brufoloso che mi si è avvicinato, impegnata a lambiccare con il mio cellulare (chissà perché non riesco mai ad aprire il coperchietto!) per estrarre quella che c'è dentro.
"Vuole fare la migrazione del numero? Abbiamo delle offerte molto interessanti, lei con che gestore opera, attualmente?"
Alzo lo sguardo verde muschio sul ragazzo, ed il sorriso stereotipato gli muore sul volto, ad incrociare gli iceberg che navigano nei miei occhi.
"Non voglio fare nessuna migrazione. Voglio un numero nuovo. Se non erro le servono un documento valido e il mio codice fiscale."
Mentre parlo consegno al ragazzetto i documenti, battendo il piede a terra, ad indicare che ho parecchia fretta.
Alcune firme sui moduli e mi viene consegnata la schedina nuova fiammante.
"Per attivarla basta che faccia una chiamata pagante, giusto?"
Ancora una volta il commesso annuisce, sempre più allibito.
Chiamo immediatamente casa e quando sento rispondere la mia voce, resa meccanica dalla registrazione digitale, mi limito a dire:
"Sto arrivando."
Mentre esco dal negozio il commesso mi richiama indietro.
"Signora, la sua vecchia sim."
La prendo, la stringo fra pollice ed indice e faccio pressione.
La lamella di plastica si incurva fino al punto di rottura.
"Vuole fare la migrazione del numero? Abbiamo delle offerte molto interessanti, lei con che gestore opera, attualmente?"
Alzo lo sguardo verde muschio sul ragazzo, ed il sorriso stereotipato gli muore sul volto, ad incrociare gli iceberg che navigano nei miei occhi.
"Non voglio fare nessuna migrazione. Voglio un numero nuovo. Se non erro le servono un documento valido e il mio codice fiscale."
Mentre parlo consegno al ragazzetto i documenti, battendo il piede a terra, ad indicare che ho parecchia fretta.
Alcune firme sui moduli e mi viene consegnata la schedina nuova fiammante.
"Per attivarla basta che faccia una chiamata pagante, giusto?"
Ancora una volta il commesso annuisce, sempre più allibito.
Chiamo immediatamente casa e quando sento rispondere la mia voce, resa meccanica dalla registrazione digitale, mi limito a dire:
"Sto arrivando."
Mentre esco dal negozio il commesso mi richiama indietro.
"Signora, la sua vecchia sim."
La prendo, la stringo fra pollice ed indice e faccio pressione.
La lamella di plastica si incurva fino al punto di rottura.
Click.

